Too Good To Go entra nel non alimentare, dalla cura persona ai fiori

Too Good To Go entra nel non alimentare, dalla cura persona ai fiori
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Too Good To Go, il più grande marketplace mondiale del cibo in eccesso, espande il proprio focus anche alle categorie non food, al momento cinque.
E questo dopo avere messo in salvo, a partire dal suo lancio, nel 2016, oltre 600 milioni di pasti (dato cumulato) che altrimenti sarebbero stati sprecati ed evitando l'immissione in atmosfera di 1,6 milioni di tonnellate di CO2.
Entrano cinque nuove categorie
Grazie a questa svolta i commercianti potranno redistribuire le proprie eccedenze anche per quanto riguarda cura persona (skinkare, haircare, igiene orale, cosmesi), cura degli animali, piante e fiori, integratori, arredamento, pulizia domestica e bucato.
Nonostante l'annuncio ufficiale sia stato diffuso il 15 ottobre, sono più di 8.500 i negozianti che già condividono una parte di tali beni e un terzo di loro stava già collaborando con Too Good To Go sul versante alimentare,
Infatti, osserva la piattaforma di origine danese, attiva in 21 Paesi, lo spreco non si esaurisce con il cibo.

200.000 partner per Too Good To Go
Sarà un successo? Sicuramente, visto che, in un decennio, Too Good To Go Marketplace è cresciuto fino a collegare 150 milioni di utenti registrati con 200.000 partner attivi, dando un'opportunità che si è dimostrata vincente per tutti: per le aziende, che possono recuperare valore da molte tipologie di scorte e per i consumatori, che attingono a prodotti utili, offerti a un ottimo prezzo.
Aggiunge Mette Lykke, Ceo di Too Good To Go: “Le prime prove sul non alimentare sono state realizzate nel settore piante e fiori e, più recentemente, nel pet care. Oggi stiamo mettendo a frutto questa esperienza per espanderci in altri comparti. Le imprese ci propongo sempre più spesso sfide che vanno oltre il cibo e chiedono in quale modo possiamo aiutarle, perché il surplus esiste praticamente ovunque”.
Come nasce lo spreco non alimentare
Ma come nascono le eccedenze in settori che sono, in fondo, molto meno a rischio?
Anche in questi casi, spiega Too Good To Go, esistono date di scadenza e cambiamenti delle logiche di domanda e offerta. Un aggiornamento del packaging, può rendere molto più difficile vendere un prodotto di bellezza con la sua precedente veste.
Anche la fine di una stagione può far sembrare alcuni beni, come gli articoli da regalo, obsoleti e fuori da contesto. Inoltre, le previsioni di vendita non sempre corrispondono a quanto veramente esce dalle casse.
Tutto ciò finisce per congelare una parte del capitale circolante e sottrae spazio prezioso sugli scaffali e nei magazzini, nonostante il prodotto sia ancora valido. E qui interviene, appunto, Too Good To Go.
Concludiamo con qualche nome di spicco che sta dando forza alle nuove categorie. In Francia, la piattaforma collabora già con Nivea, Neutrogena, Dove, Oral-B, Always (igiene femminile) e Head & Shoulders; in Polonia con Inglot (cosmetici) e Auchan; in Italia con Decathlon; in Danimarca e Svezia con Interflora; in Austria, Germania, Italia e Svizzera con Obi.
Per saperne di più scarica l'Impact report 2025
LA PROGRESSIONE DEI PASTI SALVATI: 2016-2025
