Le filiere delle carni rappresentano componenti rilevanti dell’agroalimentare italiano, ma la fase primaria è oggi sotto pressione. Le recenti tensioni geopolitiche hanno infatti innescato un significativo aumento dei costi di produzione - in particolare energetici - comprimendo le marginalità degli allevamenti. In questo contesto quindi la capacità di autoapprovvigionamento soprattutto dei comparti bovino e suino è sempre più critica. Negli ultimi anni è inoltre proseguito il processo di concentrazione del sistema produttivo: a fronte della riduzione del numero di allevamenti, aumenta la dimensione media delle aziende, evidenziando una crescente specializzazione e un rafforzamento strutturale nella fase primaria. Sul fronte della domanda, infine, il mercato interno evidenzia segnali di rallentamento, accompagnati da una crescente sensibilità al prezzo da parte dei consumatori. Parallelamente, pur in presenza di un disavanzo strutturale della bilancia commerciale, l’export mostra dinamiche positive, trainato dai salumi, ma anche dalle carni fresche bovine. Secondo l’analisi Nomisma, le filiere delle carni in Italia hanno generato 13,8 miliardi di euro di produzione agricola nel 2025, di cui 8,8 solo di carni bovine e suine. Ne abbiamo parlato con Ersilia Di Tullio, head of strategic advisory di Nomisma.