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Aggiornato al: 19 Novembre 2019 17:30
Intervista
Bergader, dalla montagna con sapore

La storia di Bergader ha inizio nel 1902 nel paesino alpino Waging am See, nel nord della Baviera, dove Basil Weixler lavora con passione nel suo piccolo caseificio, rifornendosi del latte migliore presso i pascoli che lo circondano. Il nome Bergader – letteralmente ‘vena di montagna’ – racconta proprio l’origine di questo formaggio, un’origine che significa rispetto per la natura e per la tradizione montana, due elementi a cui l’azienda è strettamente legata.
Negli anni Venti Weixeler decide di produrre Bergader Edelpilz, un formaggio simile al Roquefort, che ha consacrato la popolarità del marchio. Negli anni Sessanta viene ampliata l’offerta al pubblico, con nuovi prodotti che fanno la propria comparsa nel banco dei formaggi da taglio. Nello stesso periodo l’azienda sbarca sul mercato italiano, facendosi strada nei formaggi da banco e diventando, in poco tempo, un leader nel proprio ambito, con prodotti sempre più diffusi anche nei banchi frigo a self-service. Nel 1972, infine, il lancio di Bavaria Blu conferma Bergader come marchio di riferimento internazionale negli erborinati e consente all’azienda di ottenere, nel 1979, il Goldener Zuckerhut, ambito premio dell’alimentare.
Del presente ci parla
Luca Fontana, Direttore vendite Italia.

Cosa vuol dire oggi Bergader?

L’azienda familiare scommette oggi, come alle sue origini, sulla passione per la montagna, la cura per i prodotti e l’attenzione per i clienti, cioè i fattori che rendono il mondo Bergader una realtà di successo. Per quanto riguarda l’Italia, dati Iri alla mano, siamo soddisfatti di constatare come i brand principali abbiano acquisito ulteriori quote di mercato: ciò rappresenta sia una conferma della sfida intrapresa, sia un incoraggiamento a proseguire con entusiasmo e concretezza. Considerando il segmento delle croste fiorite a pasta molle e peso fisso, nel 2018 siamo passati dalla terza posizione alla seconda. Per raggiungere il top dovremo ‘trattare’ ancora un 5 per cento.

Qual è il fatturato globale e quali sono i principali mercati?

Bergader fattura complessivamente 270 milioni di euro e lavora annualmente 372 milioni di litri di latte. L’Italia è il primo mercato estero: la presenza nel nostro Paese è stata sempre ampliata nel tempo, grazie a formaggi capaci di declinare il gusto bavarese con i dettami delle tavole italiane. Le altre nazioni chiave, oltre alla nostra, sono Austria, Spagna, Svezia, Finlandia, Brasile e Stati Uniti. Le più dinamiche, ancora Italia a parte, sono Austria, per motivi di sintonia culturale, nei gusti e nella scelta dei prodotti, e Spagna. Si muove bene, però, anche il mercato Usa. Sul mercato tedesco, che rappresenta il 75% circa del fatturato, Bergader è fra i leader, con un’ampia notorietà. Addirittura sono conosciuti i singoli marchi di prodotto, a partire da quello di punta, Bavaria Blu. Tutto questo grazie a una lunga presenza, a una qualità garantita e a un assortimento molto più ampio.

Il 2018 è stato un periodo di un certo rallentamento per i consumi di formaggi sul nostro mercato interno. E per Bergader?

In Italia il marchio Bergader continua ad avanzare sia in termini di volume che di valore: il fatturato 2018 è stato di 20 milioni di euro, con 4.000 tonnellate di prodotto e una distribuzione vasta e importante, che ha visto un aumento dell’8% nel 2018 rispetto all’anno precedente. Quindi non ci possiamo certo lamentare.

Come hanno reagito i formaggi esteri a un mercato interno che ha dato un’enfasi crescente ai prodotti locali, particolarmente Dop e Igp?

Per quanto ci riguarda, coscienti di essere ospiti in un Paese dove prodotti locali, made in Italy, Dop e Igp, hanno un elevato appeal, semplicemente ci siamo proposti con trasparenza e onestà, raccontando chi siamo, come siamo, da dove veniamo e offrendo i nostri formaggi per quello che sono: specialità con cui cerchiamo di trasmettere i valori che la montagna, da dove i nostri prodotti provengono, offre nella vita di tutti i giorni.

Parliamo della vostra nuova campagna pubblicitaria… E’ un’operazione importante. Anche negli altri mercati vi muovete con questa portata?

“La montagna nei formaggi. Dal 1902” questo il claim, vuole comunicare a tutti i mercati non tedeschi che Bergader significa ‘vena di montagna’ e che i nostri prodotti sono così buoni perché hanno i ruscelli dell’alta montagna nel proprio Dna. Ma non è solo una pubblicità: essa corrisponde a una nuova strategia di marketing internazionale. In Italia, la campagna, in onda su LA7 a partire da inizio settembre, trova posto anche in uno show realizzato in collaborazione con Cairo Editore. Nella trasmissione 8 food blogger, finalisti di una vasta selezione, si sfidano nel primo reality voluto dall’azienda, ‘Vado a Vivere in Montagna’, in onda per sei settimane, da domenica 22 settembre a domenica 3 novembre su LA7D. Il format è stato adattato e curato da Agostino Toscana, per rendere il messaggio efficace per il nostro mercato, grazie ad attività di comunicazione specifiche, ma stiamo lavorando in ogni Paese per creare il binomio Bergader-Montagna.

Anche il trade marketing vi vede impegnati…

Crediamo molto nelle operazioni in-store, perché ci rappresentano: grazie al lavoro del nostro in-store manager, Reinhard Harrasser, che da anni gestisce gli assaggi di novità nei principali ipermercati italiani, attiviamo promoter fidati che puntano sulla familiarità e il contatto umano con il consumatore finale. La vicinanza con le persone è per noi fondamentale.

Parliamo dei vostri best seller sul mercato italiano…

Partiamo dalle novità. Fettine Almakäse Bergader (che letteralmente significa ‘formaggio di malga’) sono state introdotte nel mercato italiano a fine 2018 con 3 referenze: affumicate, classiche, e saporite. In pochi mesi hanno ottenuto il 28% di ponderata negli ipermercati nazionali, dimostrando un successo sia tra i buyer della distribuzione, sia tra i consumatori. A confermare l’apprezzamento sono anche i risultati di ricerche di mercato appositamente effettuate - sia qualitative che quantitative - che avvalorano quanto il gusto e la qualità del prodotto interpretino appieno le preferenze dei consumatori. Il packaging, accattivante e moderno, è stato studiato e progettato scegliendo un design ‘italian style’. Altro best seller è l’Edelpilz, che da anni detiene il primato nel segmento degli erborinati importati dalla Germania. E’ molto richiesto dalla Gdo e largamente presente anche nel food service, grazie all’elevata resa e versatilità. Poi Cremosissimo: approdato nella nostra Penisola nel 2006, è un formaggio a pasta molle che ha conquistato il palato del pubblico, imponendosi velocemente come secondo player sul mercato nazionale nella propria tipologia casearia. Il Cremosissimo, oltre alla sua versione originale, è presente anche al gusto peperoncino e nella versione “Benessere”.

Sono stati apportati cambiamenti nel processo di produzione per venire incontro al mondo vegan e alla crescente domanda del senza lattosio. Parliamo anche di questo tema…

Bergader sta intraprendendo un graduale percorso verso l’utilizzo del caglio microbico, invece di quello animale, con un obiettivo di inclusività verso un target di pubblico che ha preferenze vegetariane. Il Cremosissimo, nel 2019, ha cambiato ricetta, aggiungendosi alle referenze preparate con il caglio microbico, ottenuto dalla fermentazione di un substrato vegetale della radice del Fungo Rhizomucor miehei. La stessa innovazione ha riguardato l’Edelpilz e la Caciotta. I formaggi Bergader sono, inoltre, naturalmente privi di lattosio, a esclusione dell‘Edelpilz’, che, nel processo di preparazione, si scompone attraverso speciali colture di acido lattico. Il lattosio disaccaridico, presente nel latte, viene suddiviso nei monosaccaridi glucosio e galattosio e convertito in acido lattico. Per questo motivo il lattosio non è più rilevabile in un formaggio stagionato Bergader, in quanto è presente in quantità inferiori allo 0,01 per cento.

Private label: vi interessano?

Operiamo nei diversi mercati anche con marchi del distributore. Il core business rimane, in ogni caso, la distribuzione del prodotto a nostro marchio, nel cui payoff è evidenziata la data di fondazione dell’azienda, 1902, a garanzia della longevità di Bergader.

Una curiosità: qual è la dinamica del prezzo del latte in Germania?

Più che di Germania dobbiamo parlare di Baviera, che rappresenta esattamente l’unica aerea produttiva e da cui preleviamo il latte per i nostri formaggi: la qualità del latte bavarese è riconosciuta a livello internazionale e rappresenta un vantaggio a cui non rinunceremo mai, anche a fronte di un prezzo più alto rispetto alla materia prima di aree limitrofe.

Concludiamo con le garanzie, le certificazioni e la sicurezza…

L’ambiente della ‘vena di montagna’, dove nascono i formaggi Bergader, è la ragione e, al tempo stesso, la garanzia della loro eccellenza. E a riprova dell’attenzione posta nella materia prima, Bergader impiega un latte che, nelle analisi qualitative obbligatorie, vanta, nella sua totalità, i massimi livelli (‘S’ o ‘1’). La certificazione, conseguita nel 1994, attesta, inoltre, che l’azienda è stata il primo caseificio in Germania ad essersi sottoposto al sistema di gestione della qualità normato secondo Din En Iso 9001. Un’eccellenza alimentare di altissima qualità, dunque, che ci ha permesso di diventare un punto di riferimento importante, non solo in Germania. Parlando di sicurezza alimentare, la validazione del sistema di gestione della qualità, secondo le direttive del regolamento CE sull’ecoaudit (Emas), è avvenuta per la prima volta nel 1998, con una dichiarazione ambientale rilasciata annualmente e la rivalidazione, secondo Emas, nell’autunno del 2013. Da allora la dichiarazione ambientale è stata integrata in una relazione sulla sostenibilità, realizzata annualmente da un perito indipendente, a testimonianza di una trasparenza che è alla base della fiducia di cui Bergader gode in tutto il mondo. Infine un’azienda di certificazione indipendente, che opera secondo i rigidi criteri dell’International food standard (Ifs), veglia sull’igiene, sulla sicurezza e sulle corrette pratiche produttive. Il rilascio del certificato Ifs, avvenuto per la prima volta nel 2003, è il presupposto per il rifornimento degli stessi clienti/rivenditori e documenta, al contempo, l’alto livello di sicurezza delle nostre specialità casearie.

03 Novembre 2019
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