Giornata Mondiale del Cotone: Fairtrade richiama l'attenzione sulla tracciabilità della filiera

Giornata Mondiale del Cotone: Fairtrade richiama l'attenzione sulla tracciabilità della filiera

Giornata Mondiale del Cotone: Fairtrade richiama l'attenzione sulla tracciabilità della filiera

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redazione

In occasione della Giornata Mondiale del Cotone che si celebra oggi, Fairtrade Italia richiama l'attenzione su una filiera che oggi coinvolge 100 milioni di famiglie rurali in 65 Paesi e invita le aziende italiane del tessile a considerare la tracciabilità certificata una leva competitiva, anche alla luce del nuovo quadro normativo europeo.

I costi nascosti del cotone

La produzione globale di cotone si attesta su circa 25 milioni di tonnellate all'anno e copre quasi 30 milioni di ettari di terreno agricolo. Nonostante il 60% della fibra mondiale sia coltivata da piccoli agricoltori nei Paesi in via di sviluppo, il mercato è fortemente influenzato dai sussidi statali e dai grandi volumi industriali di Paesi come gli Stati Uniti e la Cina. Una condizione che genera un'elevata volatilità dei prezzi e mantiene i piccoli produttori agricoli in uno stato di povertà e indebitamento.

A questo squilibrio si sommano impatti ecologici notevoli: la coltura convenzionale assorbe il 6% dei pesticidi e il 16% degli insetticidi mondiali, richiede fino a 3.644 mc d'acqua per tonnellata e impiega per il 75% sementi Ogm, con costi d'acquisto elevati che impoveriscono la biodiversità dei suoli. Lungo i passaggi manifatturieri di sgranatura, filatura e confezionamento, le pressioni sui costi e sui tempi del fast fashion espongono infine i lavoratori a turni gravosi, salari insufficienti e al rischio del lavoro minorile nella fase di raccolta.

Il modello Fairtrade per la filiera

In questo scenario si inserisce il ruolo di Fairtrade Italia che, nel nostro Paese, promuove dal 1994 il sistema di certificazione internazionale Fairtrade per filiere trasparenti e responsabili, operando come un'infrastruttura di governance paritaria. Attraverso gli Standard Fairtrade per il Cotone e per il Tessile, il sistema riequilibra i rapporti tra produttori e mercato lungo l'intera catena di fornitura, dal campo al capo finito.

Due gli strumenti cardine: il Prezzo Minimo Fairtrade, che agisce da rete di sicurezza contro i crolli dei prezzi, e il Premio Fairtrade, la somma aggiuntiva che le cooperative gestiscono autonomamente per finanziare scuole, cliniche e infrastrutture, garantendo stabilità laddove il mercato convenzionale genera incertezza. Basti pensare che nel 2025, gli acquisti di cotone certificato in Italia hanno generato 134.273 euro di Premio per le comunità agricole d'origine.

Alle garanzie economiche si affiancano rigorosi criteri ambientali e sociali: gli standard previsti dall’organizzazione, infatti, vietano sementi Ogm e sostanze chimiche nocive, consentendo a circa il 60% del cotone certificato Fairtrade di ottenere anche la certificazione biologica.

Nei passaggi manifatturieri successivi, la filiera viene verificata dall'ente indipendente Flocert per garantire contratti di lavoro regolari e sicurezza nei laboratori. Un modello che pone dunque l’attenzione sia sulla provenienza e sulla qualità della materia prima, sia sulle persone e sulle comunità coinvolte nella sua produzione.

Tracciabilità e nuove regole europee

La tracciabilità certificata assume un peso crescente anche alla luce del quadro normativo europeo. La Direttiva (UE) 2024/825 sulla responsabilizzazione dei consumatori, applicabile dal 27 settembre 2026, vieta i claim ambientali generici privi di prove e ammette i marchi di sostenibilità solo se basati su sistemi di certificazione indipendenti. Il Regolamento Espr introdurrà inoltre il passaporto digitale per i prodotti tessili, con informazioni verificabili sull'origine delle materie prime. Per le aziende della moda e dello sport, una filiera certificata diventa così la base per comunicare in modo credibile e conforme.

Un caso concreto

Tra le collaborazioni più recenti, quella tra Fairtrade e Simond, storico marchio per l'alpinismo e l'arrampicata del Gruppo Decathlon dal 2008, mostra come questi principi possano tradursi in prodotto anche nell'abbigliamento tecnico.

Il brand ha infatti sviluppato una nuova collezione di abbigliamento (t-shirt, felpa con cappuccio e cappellino) realizzata in cotone certificato Fairtrade, con l’obiettivo di integrare alle caratteristiche tecniche e al comfort dei capi un'attenzione specifica all'origine della materia prima e alle condizioni delle comunità agricole coinvolte nella sua produzione.

Un progetto raccontato nel documentario "Every Move Counts", attraverso gli occhi dell’alpinista Jean Rouaux. L’atleta, in un viaggio in India, ripercorre l'intera catena di fornitura del cotone, mettendo al centro le storie delle persone per testimoniare come ogni scelta d’acquisto consapevole possa generare un impatto reale sui produttori locali.

Il commento

“La filiera del tessile è tra le più complesse e frammentate a livello globale, con costi sociali e ambientali che restano spesso invisibili al consumatore”, dichiara Paolo Pastore, direttore generale di Fairtrade Italia. “Le nuove regole europee chiedono alle aziende prove verificabili a sostegno di ciò che comunicano. La certificazione indipendente della filiera, dal campo al capo finito, offre questa garanzia e tutela la dignità dei coltivatori d'origine. Invitiamo i brand italiani della moda e dello sport a fare della trasparenza una leva competitiva: la collaborazione con Simond dimostra che etica e alte prestazioni tecniche convivono nello stesso capo".

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