Il carrello della spesa è diventato il termometro del malessere economico delle famiglie italiane. Negli ultimi due anni, mentre l'inflazione mordeva i salari, i prezzi dei beni di prima necessità hanno mantenuto una quota elevata, alimentando il sospetto della cosiddetta "Greedflation" (l'inflazione da profitti).
In questo scenario, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha ufficialmente acceso i fari sulle dinamiche della Distribuzione Moderna. L'inchiesta mira a verificare l'esistenza di pratiche commerciali sleali (ai sensi del D.Lgs 198/2021) e a fare luce sui meccanismi di formazione dei prezzi lungo la filiera. L'indagine conoscitiva, che coinvolge i principali player del settore e le loro relazioni con i fornitori, ha l'obiettivo di accertare se gli aumenti siano stati dettati da reali costi di produzione o da un abuso del potere negoziale dei giganti del retail.
I termini sono stretti: l’Autorità ha fissato la scadenza per la presentazione delle relazioni conclusive e delle eventuali sanzioni entro i primi mesi del 2026, rendendo questo confronto quanto mai urgente e necessario.
Il commento di Giorgio Santambrogio, amministratore delegato di Gruppo VéGé e vicepresidente di Federdistribuzione.
Servizio di Maria Teresa Manuelli