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Aggiornato al: 15 Ottobre 2018 12:00
Intervista
Isabella Goldmann «La bioclimatica nel retail? Conviene».

A tu per tu con la direttrice dello studio di architettura Goldmann & Partners, intervenuta al ShopTalk Europe di Copenhagen con la presentazione dei contenuti dell’ultima ricerca effettuata con il Centro Studi per la Sostenibilità Applicata.

Che cosa si intende per architettura bioclimatica?
La bioclimatica è in realtà il modo di fare architettura che si è sempre utilizzato in passato. Con l'arrivo degli impianti di riscaldamento e condizionamento si è andato gradualmente perdendo perché questi non solo hanno compensato le mancanze ma hanno sostituito ogni ottimizzazione architettonica.

Può spiegarci meglio?
Le faccio alcuni esempi: i portici sono nati come soluzione bioclimatica. Quando il sole è alto, d'estate, viene prodotta ombra. D'inverno, con il sole basso, il portico lascia passare la luce sulla facciata per scaldarla. Un altro esempio sono le palafitte in Indonesia, che sono sospese sul terreno. In questo modo producono ombra e creano delle correnti che rinfrescano la casa. In montagna spesso le finestre verso nord sono più piccole mentre a sud sono più grandi, così non arriva il freddo da nord e a sud si può sfruttare appieno il calore del sole. L'architettura bioclimatica studia il posizionamento di un edificio e usa al massimo i benefici che derivano dal luogo in cui è collocato. Ciò che non si riesce a godere come beneficio può certamente venire compensato da un sistema di condizionamento o riscaldamento ma, in questo modo, l'edificio sarà molto più efficiente e quindi richiederà un minore apporto energetico da parte degli impianti.

In che modo questi sono diversi dagli altri interventi di sostenibilità?
Normalmente si tende ad abbattere le spese, ma non i consumi. Se un edificio ha un costo energetico troppo alto, si sostituisce la fonte con una meno costosa. Questa non è sostenibilità, perché non si abbatte il fabbisogno, si sostituisce solamente la fonte.

Nel concreto, cosa comporta utilizzare la bioclimatica nel mondo del retail?
Spesso gli store si trovano in grandi centri, quindi bisogna guardare come e dove è costruito l'edificio. Non c'è una soluzione uguale per tutti. Per questo motivo noi abbiamo creato dei principi guida che possono essere applicati nei diversi casi.

Mi sembra di capire che sia più semplice costruire da zero un edificio secondo questi principi che adattarne uno già esistente…
Certamente. Però la vera sfida è quella di sistemare gli edifici già esistenti. Se riuscissimo ad abbattere l'inefficienza energetica di tutti gli spazi commerciali che esistono nel mondo, anche di poco, sarebbe una vera e propria rivoluzione.

Parliamo di investimenti? Sono pratiche che possono adottare anche i piccoli retailer?
L'investimento non è per niente pesante. Abbiamo applicato questi principi alla stazione Centrale di Milano e non abbiamo speso nulla. È stata effettuata un'analisi dei punti caldi e freddi e abbiamo scoperto che, solamente aprendo e chiudendo determinati spazi e lucernari delle gallerie dei treni, si creava un beneficio invernale del 20%. Inoltre, le aperture delle porte della galleria delle carrozze possono essere gestite manualmente. Studiando alcune indicazioni sull'apertura e la chiusura abbiamo abbattuto il fabbisogno del 5%. Tutto questo a costo zero, usando ciò che si ha a disposizione.

Che sensibilità percepisce tra gli imprenditori e i retailer rispetto a questo tema?
Altissima. Il problema è che spesso la bioarchitettura non è conosciuta, ma quando la si racconta il riscontro è positivo. Noi come Goldmann&Partners preferiamo lavorare a fianco di molti progettisti e diffondere queste pratiche.

Da quanto tempo si è consapevoli delle possibilità di queste nuove tecniche?
La bioclimatica, come dicevo, è sempre esistita. Da 30 anni si è strutturata e praticata con consapevolezza all'estero. Ma in Italia si sta diffondendo solo da 3-4 anni.

Quindi rispetto all'estero c'è un grande gap?
Sì, siamo almeno 30 anni in ritardo…

Si stanno facendo interventi di questo tipo anche nel largo consumo?
Il largo consumo si sta muovendo moltissimo, quasi più che nel piccolo dettaglio. I numeri sono più alti e si può avere un riscontro immediato. La domanda che ci è stata posta a Milano è: come rendere più proficua la performance di vendita dei negozi, in modo che continuino a considerare la Stazione Centrale come luogo conveniente per investire? Questa domanda è assimilabile a quella che si pongono i grandi mall.

Come cambia la percezione del cliente, quando entra in un negozio di questo tipo?
Noi ci rendiamo conto, istintivamente, quando entriamo in un posto che ci fa stare bene. Mi è capitato di sostare in negozi dove, anche dopo una breve permanenza, si inizia ad accusare fastidi come un leggero mal di testa o sonnolenza. La ragione è dovuta ad una serie di concause ambientali, prima tra tutte la qualità dell'aria. Con la bioarchitettura si può migliorare anche la qualità della permanenza nel punto vendita, e di conseguenza la performance di vendita di quella permanenza: per ogni 1% di tempo speso in più in un negozio infatti, è dimostrato corrispondere un 1,3% in più di spesa effettuata dalla clientela.

02 Gennaio 2018
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