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Aggiornato al: 18 Dicembre 2017 17:30
Primo Piano
Shopper per l'ortofrutta a pagamento: tutti d'accordo?

Il 66% degli italiani acquista l’ortofrutta al supermercato, nonostante il canale preferito sia il fruttivendolo (33%) e più dell'80% preferisce comperarla sfusa perché ritenuta più sana di quella già confezionata.

I sacchetti per il confezionamento di frutta e verdura sono usati dall'80% di coloro che fanno la spesa nella Gdo e il 58% di essi si dichiara pronto ad accogliere favorevolmente l'introduzione dei sacchetti in materiale biodegradabile e compostabile, a pagamento, anche se il prezzo esatto non è stato ancora definito (si ipotizza fra 2 e 5 centesimi).

È quanto emerge dall’analisi "I sacchetti biodegradabili per il reparto ortofrutta", realizzata da Ipsos Public Affairs e commisionata da Novamont, in vista dell’entrata in vigore della norma, che scatterà il 1° gennaio 2018, coprendo anche tutti gli altri imballaggi utilizzati ai banchi del fresco - come carne, pesce, gastronomia -, che dovranno essere ecologici.

Gli esercenti che non si adegueranno rischiano sanzioni fino a 100.000 euro.

Il rapporto è uno studio integrato composto da una ricerca qualitativa e una quantitativa, con 1.000 interviste Cawi (Computer-assisted web interview) su un campione rappresentativo della popolazione italiana dai 18 ai 65 anni.

Il documento evidenzia un netto cambio di paradigma nella sensibilità ambientale della popolazione: le persone si mostrano più attente sia nel proprio atteggiamento, sia negli stili di vita.

Il 71% degli italiani ritiene che, rispetto al passato, vi sia un'attenzione maggiore anche al riciclo dei materiali, e infatti, in 10 anni, le dichiarazioni sulle abitudini di raccolta registrano forti incrementi percentuali (+45% per l'umido, +34% per le pile; +33% per i farmaci).

Il consumatore si rende conto che sono in atto grandi trasformazioni, poiché ormai è forte l'esigenza di mettere la parola ‘fine’ a comportamenti che impattano sul benessere del pianeta: dunque ognuno è chiamato a fare la propria parte.

Infatti, rispetto all'attribuzione di responsabilità sulla creazione dei rifiuti, il 70% degli intervistati si auto-colpevolizza. Emerge anche la volontà di spendere qualcosa in più per un prodotto che salvaguardi l’ambiente. Solo una quota residuale del campione (16%) non si trova d'accordo.

Sul tema del pagamento dei sacchetti il 71% ipotizza e accetta un piccolo esborso economico, mentre circa un intervistato su tre (29%) si dichiara assolutamente contrario. In ogni caso, il 59% valuta il costo di 2 cent del tutto ragionevole, mentre una minoranza (13%) è in netto disaccordo.

Al di là delle prese di posizione, le ipotesi di cambiamento, a seguito dell'introduzione dei sacchetti a pagamento, comportano atteggiamenti pratici, come il riutilizzo degli shopper.

Secondo Alessandro Ferlito, responsabile commerciale di Novamont, leader nel mondo delle bioplastiche attraverso il marchio Mater-Bi, "dalla ricerca emerge specialmente un dato: per il consumatore il sacchetto, sia esso per asporto merci che per la frutta e verdura oggi è, a tutti gli effetti, un servizio, perché non esaurisce la sua funzionalità nel singolo gesto di trasporto e perché portatore di valori rispetto all'ambiente. Gli italiani sono pronti alla nuova direttiva, ma chiedono più qualità e più informazione e la Gdo, che da sempre è sensibile a questa domanda, saprà certamente rendersene interprete".

Restano comunque alcuni dubbi sul problema della scarsa resistenza degli shopper bio, la cui tenuta, secondo un videoservizio del ‘Fatto alimentare’, non dipende dalle caratteristiche dei materiali, ma da scelte precise del mondo distributivo. Insomma il consumatore è in parte soddisfatto, ma restano alcuni nodi da sciogliere.

08 Ottobre 2017
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