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Aggiornato al: 16 Novembre 2018 10:00
Intervista
Pernigotti si rinnova puntando sul gelato e sul retail moderno

Fondata da Stefano Pernigotti a Novi Ligure (AL), a partire da una rinomata drogheria, l’azienda dolciaria nasce ufficialmente nel 1868 come ‘Stefano Pernigotti & Figlio’. Il primo riconoscimento ufficiale arriva nel 1882, quando la società viene insignita con l’onorificenza dello Stemma Reale che la accredita come fornitore della Real Casa. Nel 1927 inizia la produzione del Gianduiotto, a cui seguono altri marchi di successo, come il Cremino, le Pepitas e il Nocciolato, per arrivare, negli anni Settanta, a essere una delle più importanti realtà nel mondo del cioccolato.
Nel 2014 Pernigotti viene ceduta, dall’allora proprietario, Gruppo Averna, a Toksöz Grup di Istanbul, una realtà controllata dalla famiglia da cui prende il nome e diversificata nei prodotti farmaceutici, beni di largo consumo, energia, nutrizione infantile, immobiliare, viticultura e produzione di piante ornamentali, con oltre 3000 dipendenti. Nell’alimentare la multinazionale turca opera attraverso Sanset, alla quale fanno capo altri marchi di cioccolato come Sarelle, creme dolci spalmabili, Tadelle, snack, e Sagra, che vuol dire cioccolato speciale composto da nocciole, pistacchio, vaniglia naturale e cacao.
Con circa 60 milioni di euro di fatturato Pernigotti oggi continua nella sua tradizione, con un vasto portafoglio, che spazia su tutto il mondo del cioccolato – comprese creme spalmabili, uova pasquali, snack – e nel gelato. Pernigotti è attiva anche con una propria pagina Facebook e quotidianamente su Istagram. Novità della prossima Pasqua è un buono Amazon da 10 euro in ogni uovo, che può essere speso per l'acquisto di qualsiasi prodotto presente sulla piattaforma di e-commerce.
A parlarci dell’azienda è
il direttore generale, Massimiliano Bernardini.

Pernigotti à entrata in una multinazionale. Quali sono i vostri attuali orizzonti?

Toksöz Grup si è sviluppato molto nel food di qualità. Trovando sul mercato un’occasione come questa, coerente con la propria linea evolutiva, non ha certo voluto rinunciare. È stata conservata completamente l’italianità del prodotto: la casa madre ha una vera passione per il made in Italy, che del resto oggi è un vero asset.
Il ‘matrimonio’ per noi ha significato un cambio di passo e ha aperto un confronto privilegiato con le altre controllate food, come la spagnola Zumosol che produce spremute di frutta. Le severe procedure di certificazione del gruppo e gli alti standard qualitativi richiesti da Toksöz sono di alto livello. Inoltre hanno preso corpo nuove frontiere estere - Usa, Cina, ma anche Europa – che permetteranno di innalzare la quota del fatturato estero, oggi pari al 30% dei ricavi.

Cosa è accaduto in l’Italia dopo l’acquisizione?

Il maggiore cambiamento è stato il rinnovo di tutte le ricette di prodotto per raggiungere livelli di eccellenza qualitativa. Maggiore anche il focus sul trade moderno: con le nostre praline, creme spalmabili e torrone oggi la Dmo incide per l’80 per cento. Stiamo anche abituando il trade ad abbinare Pernigotti ai consumi continuativi, che assicurano la costanza delle vendite, a noi e al commercio.

Meglio la tradizione o l’innovazione?

Quelle che non sono mai cambiate, e non cambieranno, sono le nostre parole d’ordine: tradizione, qualità e innovazione. Innovazione e tradizione però non fanno rima solo foneticamente, in quanto i marchi classici si prestano, più spesso di quanto si creda, a entrare in mondi nuovi, come quello delle barrette snack, dove siamo attivi con Pernigotti Amor. Questa diversificazione è tanto più importante in quanto il gianduiotto e il torrone diventeranno anche gelato industriale, un prodotto molto adatto al consumo continuativo e che funge da supporto ai prodotti da ricorrenza.

Come è nata la diversificazione nel gelato?

Pernigotti ha un’importante divisione b2b che si occupa di gelato artigianale e semifreddo. Dunque dopo una serie di test è naturale per noi orientarci anche verso il gelato industriale. Prevedo un 2018 all’insegna della crescita. Aumenteranno le quote di mercato nelle creme spalmabili, conquisteremo maggiore visibilità anche grazie a Zumosol, la nostra consorella spagnola. Non parliamo di semplici succhi, ma di una nuova categoria, quella delle spremute di frutta, dunque non ottenute da concentrato. Zumosol in Spagna ha il 25% di quota in questo segmento e, come noi, è orientata all’alta qualità.

Dunque farete anche comunicazione?

Già a partire dal 2016 Toksöz ha riportato Pernigotti in comunicazione. Devo dire che oggi non abbiamo bisogno di brand awarness, un indicatore che per noi si attesta al 96%, ma dobbiamo fare ‘assaggiare’ al retail tutto quello che siamo capaci di fare. Dunque privilegeremo alcuni canali specializzati, a partire dai media digitali. Altro elemento di visibilità potrebbe essere un tour outdoor nelle grandi mete turistiche e le degustazioni all’interno dei punti di vendita.

Concludiamo con qualche considerazione sulla distribuzione. Qual è la vostra copertura retail?

Il dato varia, ovviamente, a seconda della categoria. I prodotti da ricorrenza, come torrone e uova di Pasqua, hanno una diffusione nazionale, con picchi molto interessanti nel Centro Italia dove il nostro retaggio storico è più forte. Le creme hanno bisogno di un po’ di spinta, anche se abbiamo 60 punti di media ponderata, un risultato di cui certo non ci si può lamentare. Il vero focus del 2018, lo ribadisco, sarà soprattutto su creme spalmabili, gelato e spremute di frutta.

09 Aprile 2018
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