L'Intervista
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Angel Sanchez, direttore generale di Conserve italia
Conserve Italia: innovazione ed export trainano la crescita
La politica di marca ha da sempre costituito uno degli orientamenti strategici del gruppo Conserve Italia ed oggi le vendite coi marchi dell’azienda (Valfrutta, Yoga, Derby Blue, Cirio, Juver, St Mamet, Jolly Colombani) coprono circa il 69% del fatturato, seguite dalle Marche Commerciali della moderna distribuzione e dai prodotti destinati agli scambi industriali. Angel Sanchez, direttore generale di Conserve italia, racconta ai microfoni di DM numeri, strategie e obiettivi del gruppo per il 2015.


Come si è chiuso il 2014 per Conserve Italia?
Nonostante le difficoltà del mercato, Conserve Italia è andata abbastanza bene. Siamo riusciti a generare una politica di valore senza far leva sullo strumento delle promozioni e questo ci ha ripagati. Parte dei buoni risultati deriva anche da una intensa attività per spingere ancora di più sulle vendite all’estero.

Che fatturato sviluppate attualmente?
Circa un miliardo, con una crescita a due cifre sull’estero e del 3-4 per cento in Italia, che per i nostri marchi è un dato importante.

Quanto del vostro giro d’affari è riconducibile all’export e quanto al mercato interno?
Come gruppo Conserve Italia facciamo un 57 per cento in Italia e il resto è ricavato dalle vendite oltre confine.

E se dovessimo suddividere il fatturato tra retail e horeca?
Per quanto riguarda la società italiana, il 75% del fatturato è attualmente realizzato nel canale retail.

Siete anche fornitori di prodotti a marchio del distributore?
Sì. Per noi la private label è un’opportunità non un problema, e questo è dovuto fondamentalmente a tre aspetti. Prima di tutto siamo un’azienda cooperativa italiana, la nostra mission è produrre in Italia e valorizzare i prodotti dei nostri soci. Ci sono tanti prodotti che fanno fatica a trovare la propria strada all’estero per cui devono essere venduti in Italia. Le private label sono un aiuto importante a far sì che i nostri soci continuino a produrre. Inoltre le marche private ci aiutano a gestire meglio gli impianti e se a questo aggiungiamo che generano qualche profitto possiamo senz’altro dire che il nostro rapporto con la private label è positivo.

Parliamo di innovazione di prodotto, quanto è impegnata Conserve Italia su questo fronte?
Siamo sicuramente l’azienda che più investe in innovazione. I nostri comparti sono quelli che portano sempre più prodotti innovativi. È l’unico modo per rilanciare il valore dei nostri marchi e per attrarre i consumatori alle nostre categorie.

Che cosa ha caratterizzato la politica di marca per Conserve Italia nel 2014?
Abbiamo fatto delle scelte, abbiamo preso decisioni difficili. Abbiamo deciso con chi fare promozione, su quali prodotti e in che momenti farla. Abbiamo puntato non a rincorrere le promozioni ma a sviluppare i nostri marchi, proponendoli al giusto valore ai consumatori.

Avere fatto un maggiore ricorso alla comunicazione per sostenere questa politica?
Anche noi veniamo da una fase di spending review, però anche grazie a questa ricerca del valore aggiunto stiamo liberando risorse che pensiamo di utilizzare in comunicazione. Siamo già ripartiti con il sostegno a ValFrutta e ripartiremo anche con gli altri marchi.

Nell’anno dell’Expo che risultati vi aspettate?
Onestamente non penso che il 2015 ci porterà più facilitazioni. Non credo che i mercati cambieranno improvvisamente per cui dovremo continuare a lottare come abbiamo fatto finora. Per la nostra azienda mi auguro di continuare sulla strada intrapresa, quella del valore e della crescita, approfittando delle opportunità che offrirà Expo per incrementare la nostra visione verso l’estero. Il 2015 sarà sicuramente un anno di crescita oltre la doppia cifra per l’export, particolarmente verso i mercati del Regno Unito, della Germania, del Giappone, degli Usa e dell’Australia. Ma stiamo cercando di piantare bandiere anche in quelli che saranno un giorno mercati importanti, come Asia e Middle East.
27 Gennaio 2015



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