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Aggiornato al: 20 Settembre 2018 14:30
Primo Piano
PwC e Retail Institute fanno il punto sulle sfide nel carrello

Secondo PwC i consumatori italiani prevedono, per il 34%, una spesa in crescita nel 2018, il 46% stabile e il 18% in riduzione. Il 52% dei nostri connazionali è soddisfatto della possibilità di conoscere la disponibilità dei prodotti in altri negozi o online, il 46% dell’utilizzo della tecnologia (fast checkout, chioschi o scanner self service), il 43% del Wi-Fi in negozio, il 27% dell’esperienza di prodotti/servizi tramite realtà aumentata.

Sono cifre che ribadiscono, se ce ne fosse bisogno, il cambiamento intervenuto in questi anni dal lato della domanda. Ma come risponde la Dmo? Il quesito è stato al centro di “Supermarket 2025”, evento organizzato a Bologna da Retail Institute, il 22 e 23 marzo.

I top manager della distribuzione nazionale sono ottimisti sul volume d’affari delle proprie aziende per il 2018 e ancora di più sulle prospettive a tre anni. In particolare, l’82% si dichiara fiducioso, o molto fiducioso circa la crescita dei ricavi nel 2018, mentre il 92% esprime fiducia, o molta fiducia, circa il protrarsi dell’evoluzione positiva nel triennio 2018-2020 (fonte: PwC “Global Ceo Survey 2018”).

Commenta Erika Andreetta, partner retail di Pwc: “L’ottimismo del commercio conferma la visione positiva che la dirigenza ha verso il comparto, nonostante l’incertezza dei consumatori, che prevedono nel 2018 una capacità di spesa stabile. Questo è confermato dai dati delle prime 10 settimane del 2018, dai quali emerge un trend nazionale negativo. A questo si aggiunge la divergenza circa la componente tecnologica: i consumatori desiderano che essa diventi sempre più parte integrante della customer experience, mentre gli operatori del retail ne sottovalutano il potenziale impatto, un gap che rappresenta un’opportunità per coloro che sapranno rispondere in modo distintivo alle nuove attese”.

Mentre l’esercizio 2017 ha registrato un positivo incremento delle vendite nella Gdo rispetto al 2016 (+0,76%), dai primi mesi del 2018 emerge, dati alla mano, uno scenario più incerto (-2,35%), influenzato dalle valutazioni dei consumatori circa l’economia nazionale. Solo il 28% ritiene che questa migliorerà nel corso del 2018, mentre il 49% prevede una sostanziale stabilità e il 20% un declino.

Tale percezione si riflette sulle prospettive di spesa, influenzate dalla recessione economica (indicata dal 54% dei consumatori), dalla rincorsa dei prezzi dei carburanti e del gas (33%), da inflazione (29%), terrorismo (16%) e protezionismo (10%). Di conseguenza, solo 34% dei clienti finali pronostica un carrello in crescita, il 46% stabile e il 18% in riduzione (PwC, “Global Consumer Insights Survey 2018”).

Come risponderanno le imprese della distribuzione? Attraverso la crescita organica (69% dei retailer italiani, conto il 79% a livello globale), con la riduzione dei costi (44% vs 62%), mediante nuove alleanze (36 vs 49%), con una programma di acquisizioni (29 vs 42), grazie a nuove collaborazioni con start-up evolute (12 vs 33).

Spiega Giorgio Santambrogio, amministratore delegato di Gruppo VéGé: “Il mio ottimismo sulle prospettive è reale, ma, come condicio sine qua non, ci deve essere la volontà al cambiamento. Citando Einstein, che diceva ‘follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi’, possiamo dire che se continueremo a ragionare con i vecchi paradigmi, andremo verso la rovina. Se non comprendiamo che occorre pensare in modo globale nell’acquisto e locale nella vendita, micronizzando l’offerta fino al singolo punto vendita, perderemo la sfida con il mondo dell’e-commerce. Dobbiamo trasformare i nostri punti vendita in luoghi d’esperienza, di apprendimento, di saggia tecnologia, di piacere. Occorre cambiare gli assortimenti, uscendo dall’omologazione, e trasformare il paradigma della relazione da fedeltà del cliente al marchio, o al negozio, in fedeltà al cliente. Se questa evoluzione si avviasse, il mio ottimismo sarebbe confermato. Diversamente si presenterebbe uno scenario molto più complicato”.

I consumatori italiani, altro elemento chiave, si dichiarano disposti a spendere di più per prodotti realizzati sul territorio nazionale (85%), certificati (79%), o che utilizzano ingredienti di produttori italiani (79%) e per tutti i beni sottoposti a rigorosi controlli su sicurezza e qualità (77%). In questo contesto si inseriscono le preferenze della generazione Millennial verso cibo fresco, organico e più salutare, poco lavorato e con packaging sostenibili. Anche nella fase di scelta i Millennial (78%) vogliono avere più informazioni circa gli ingredienti e supportano le aziende sensibili a temi sociali e ambientali, con il 70% disposto a riconoscere un premio pari al 20% del prezzo.

Giovanni D’Alessandro, general manager di Basko commenta: “Oggi il consumatore è più consapevole quando effettua gli acquisti: è più attento e scrupoloso, più istruito, più responsabile. Egli esige prodotti di qualità e cerca prodotto italiano ma, ancora di più, referenze locali. Uno degli obiettivi che ci siamo posti in Basko è di proporre le migliori produzioni locali nei nostri punti vendita. Siamo dunque andati a recuperare prodotti e produttori del nostro territorio e siamo stati ripagati dai clienti. Il vero progetto per il 2025 è e sarà di andare verso i clienti. E questo lo faremo attraverso attività e iniziative dirette a fare uscire il punto vendita dalle mura fisiche, portando il nostro brand nelle piazze delle località dove siamo presenti e organizzando, per esempio, eventi educativi dedicati al food. I clienti ce lo chiedono. Le aziende prendono molto da territori, ma è necessario anche dare, non solo contribuendo a creare posti di lavoro, ma anche attraverso l’interessamento alla vita sociale delle città e delle località dove operiamo. Con tale logica, e questo è solo un esempio, siamo riusciti a mantenere in vita un’importante cooperativa di produttori di latte genovese, altrimenti destinata alla chiusura. Abbiamo stretto un accordo migliorativo sulle condizioni di acquisto della materia prima e, con l’aiuto di un produttore locale, abbiamo immesso sul mercato una gamma di lattiero caseari che oggi vendiamo con il brand “100% Latte Ligure”.

La tecnologia, come si è visto, è oggi più che mai sugli scudi. Nonostante la diffusa consapevolezza verso tale evoluzione per i ceo italiani l’intelligenza artificiale, la robotica e la blockchain non saranno decisive per le attività aziendali: solo il 4%, rispetto al dato globale del 64%, prevede un impatto dirompente delle soluzioni hi-tech.

Precisa Stéphane Coum, direttore operations di Carrefour Italia: “Quello in cui ci muoviamo è un mercato altamente competitivo che necessita di innovazione e di capacità di interpretare e anticipare le esigenze di una clientela in continua evoluzione. Ascolto, visione, dinamismo sono le basi essenziali sulle quali il mondo della Dmo deve adattare la propria strategia per vincere la sfida dei mercati. Credo che in questo scenario la scelta obbligata sia di avere un'offerta che accolga una nuova cultura d’acquisto sia di formato, sia di servizio, sia di prodotto, e che preveda un imprescindibile approccio omnicanale. Le scelte di Carrefour sono sempre volte al miglioramento dell’esperienza di acquisto del cliente, che può trovare nel punto vendita un luogo di riferimento non solo per la spesa quotidiana, ma per molti aspetti della propria vita, grazie all’alto livello dei servizi".

01 Aprile 2018
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