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Aggiornato al: 20 Settembre 2017 17:30
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Migliorano i ritardi di pagamento, ma la distribuzione resta al palo

A marzo 2017 i pagatori puntuali rappresentano il 35,6% del totale, mentre i fornitori con oltre 30 giorni di ritardo si attestano al 12 per cento. Le piccole imprese italiane confermano una performance positiva in termini di regolarità, con una concentrazione del 36,8%, ma registrano anche la maggiore quota di ritardi gravi, cioè superiori a un mese (13,1%).

Il Nord Est risulta l’area più affidabile con il 44,1% di pagamenti a termine, mentre le imprese meridionali mostrano un comportamento più problematico, con solo il 19,7% di fatture regolate alla scadenza. Il Veneto è la regione con la maggiore quota di pagatori regolari (44,9%), mentre la Sicilia occupa l’ultima posizione con una quota inferiore al 20 per cento.

I gruppi merceologici più virtuosi sono, nell'ordine, i servizi finanziari (46,1%), l’industria della gomma e della plastica, la chimica e la meccanica.

Questi i principali dati dello ‘Studio pagamenti 2017’ di Cribis (gruppo Crif), aggiornato al 30 marzo 2017. L’analisi mette in luce il permanere di una situazione difficile nella vendita e somministrazione di beni di consumo. Nell’Horeca il 24,9% delle aziende paga oltre i 30 giorni. Nel commercio al dettaglio la fascia ‘oltre un mese’ tocca il 18,2% e nella sola Gdo il 17,9. La situazione del retail in generale è caratterizzata, in media, da ritardi che sono comunque, per il 55,9%, all’interno dei 30 giorni, con i pagatori puntuali che toccano il 25,9 per cento.

Prendendo in esame tutti i comparti si nota una situazione volta al miglioramento, con la fascia di ritardo grave che si ridimensiona dal 15,7% del quarto trimestre 2013, al 12% di gennaio-marzo 2017, pur evidenziano ancora una forbice negativa di ben 118 punti sul 2010.

Cribis ha anche delineato la situazione internazionale, esaminando i comportamenti di 30 Paesi del mondo, di cui 19 europei. La Danimarca, con l’86,5% di imprese puntuali nei pagamenti, è la più virtuosa del nostro Continente. Seguono la Germania con l’81,7% di pagamenti a termine e l’Ungheria, con il 55,4%.

Performance negative invece per le imprese rumene, in fondo alla classifica, con il 55,7% di ritardi gravi, seguita dalla Grecia, con il 29,8%, dalla Polonia e dal Portogallo.

Nello scenario l'Italia si piazza in 12esima posizione sulle 19 nazioni europee, con una percentuale di pagamenti virtuosi del 35,6%. Anche per quanto riguarda l’andamento dei ritardi gravi, con il 12,3%, la nostra Penisola occupa la parte bassa della graduatoria.

Dopo Danimarca, Germania e Ungheria, la classifica delle imprese più puntuali d’Europa comprende Olanda (53,6%), Spagna (51,1%), Turchia (51%), Repubblica Ceca (44,7%) e Slovenia (43,7%)…

“I ritardi oltre i 30 giorni - commenta Marco Preti, amministratore delegato di Cribis - sono uno dei principali indicatori dello stato di salute di un’impresa e identificano bene la situazione economica delle rispettive nazioni. Ne emergono imprese in difficoltà, come quelle rumene, greche, portoghesi o polacche, e realtà solide come quella della Germania o della Danimarca, che esibiscono ritardi gravi quasi nulli. Un recente studio di Dun & Bradstreet sui trend dei fallimenti in 38 Paesi, ‘2017 Global Bankruptcy Report’, mostra un generale miglioramento, con ben 26 nazioni che vedono un trend più positivo. Un buon segnale per il tessuto imprenditoriale italiano, che ha l’export nel suo Dna.”

Lo scenario nazionale, come detto, è teso al miglioramento. “Le nostre ultime rilevazioni – continua Preti - mostrano che i ritardi oltre il mese sono in costante calo. C’è però ancora molto lavoro da fare”.

Negli ultimi anni i mercati si sono allargati e le aziende italiane sono uscite dai confini dell’Ue per sfruttare le nuove opportunità, trovandosi così ad affrontare aree molto più complesse, come quella asiatica. “In questo contesto – conclude Preti - le imprese cercano nuovi partner e clienti con cui stringere alleanze di lungo termine. Ma molti di questi operatori si affacciano per la prima volta sullo scacchiere dell’export, che implica spesso di rapportarsi con dinamiche differenti. È diventato dunque sempre più strategico verificare come un’azienda paghi i suoi fornitori per conoscere il suo reale stato di salute in veste di controparte ed evitare cattive sorprese”.

23 Aprile 2017
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