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Aggiornato al: 22 Luglio 2019 12:30
Primo Piano
Censis, italiani sfiduciati ma inclini al progresso

Uno scenario di sperequazioni e sfiducia, nel quale emergono spunti positivi solo nei confronti degli elementi di innovazione, come l’economia circolare, il digitale, l’energia pulita. Questo il quadro tracciato dal Censis nel 52° rapporto sulla situazione sociale del Paese, un Paese che dimostra, per fortuna, una marcata voglia di progredire.

Se negli ultimi 5 anni la capacità di spesa delle famiglie italiane ha mostrato un costante progresso, la quota di coloro che dichiarano un aumento rispetto all'anno precedente è, tutto sommato, una larga minoranza, pari il 31,9% del totale. I nuclei che hanno visto un peggioramento sono oggi il 15%. Per gli altri i redditi percepiti sono rimasti stabili.

Anche con riferimento alle attese per il futuro si conferma una tendenza alla divaricazione. Nel 2018 gli ottimisti si attestano al 42,2% del totale, circa 12 punti in più rispetto al 2013. Si registra però una risalita dei pessimisti: dal 22,4% del 2015 al 23,2 del 2016, fino al 26,8 del 2018.

Se si parla di futuro del Paese i pessimisti (44,5%) superano di gran lunga gli ottimisti (18,8%). Paura, inquietudine, preoccupazione riguardano la nazione e i suoi scenari evolutivi, molto più che la propria situazione personale.

Circular economy: questa è un'opportunità da coltivare con attenzione e il mondo delle imprese manifesta oggi un interesse crescente verso il tema. Secondo un panel qualificato di più di 1.000 persone interpellate dal Censis, i più convinti delle potenzialità della transizione sono proprio gli imprenditori e i liberi professionisti (32,6%). In posizione intermedia si collocano i funzionari pubblici e i dirigenti (28,6%). Un più diffuso scetticismo sembra invece attraversare l'ambiente accademico: solo il 19,2% dei docenti universitari e dei ricercatori accetta l'idea di trovarsi di fronte a un nuovo paradigma.

Certamente sull'economia circolare l'Italia ha carte importanti da giocare. Perché ha il più basso consumo di materiali grezzi in Europa (8,5 tonnellate pro-capite contro le 13,5 della media Ue) e perché si colloca ai primi posti tra i Paesi europei per quanto concerne la capacità di generare valore a partire dalle risorse impiegate nei processi produttivi. Il rapporto tra Pil e Dmc (Domestic material consumption, definito come la somma di tutte le materie prime estratte all'interno del territorio nazionale più tutte le materie importate, meno tutte le materie esportate) è di 3,34 euro/kg contro un dato medio continentale di 2,21 euro al chilogrammo.

Anche la sharing economy è molto sentita, specie dai millenial. Il Bel Paese però è ancora in ritardo, soprattutto rispetto a nazioni come la Germania; ma le percentuali di italiani coinvolti in qualche modo in azioni di sharing, di noleggio sostitutivo o di acquisto di prodotti ricondizionati non sono trascurabili: il 19, il 14 e il 22% rispettivamente. Il car sharing ha raggiunto nel 2017 un totale di 1,31 milioni di iscritti e oltre 7 milioni di noleggi. Significativa anche la crescita delle biciclette in condivisione, che sfiorano oggi le 40.000 unità con 265 Comuni coinvolti. Il 38,5% degli italiani è disposto a sperimentare queste nuove formule di utilizzo del mezzo privato. In particolare supera il 50% la quota di giovani di 18-34 anni che manifesta interesse verso il car sharing.

Il giudizio nei confronti delle istituzioni è severo. La quota di italiani che hanno fiducia nel Governo è del 17% e nel Parlamento del 18. Per la Francia i valori sono rispettivamente al 38 e 31%, per la Germania al 59 e 61.

Non va molto meglio per gli enti locali: il 23% di fiducia in Italia, il 57% in Francia e addirittura il 76% in Germania. Questo spiega perché uno dei più importanti indici di capacità competitiva dei sistemi-Paese (il Global competitiveness index di World economic forum) collochi l'Italia al 43° posto su 137 Paesi analizzati, nonostante la nostra nazione resti la 7ª economia al mondo per produzione industriale, il 2° Paese manifatturiero d'Europa, l'8° esportatore e la 5ª destinazione turistica.

Internet society. Il 36,4% della popolazione è raggiunta da una connessione che ancora non supera la velocità di 30 Mbps, mentre solo il 29,3% ha la possibilità di collegarsi ad almeno 100 mega. Inoltre, al crescere dell'età cresce la quota di chi possiede scarse o, addirittura, inesistenti competenze digitali di base. È il 33,3% degli italiani ad avere poche nozioni e il 3,3% ad averle nulle, mentre il dato sale rispettivamente al 47,9 e al 6,9 nel caso dei 64-74enni. Questa lacuna è un problema sia nell'immediato che nel lungo periodo, soprattutto se si pensa alla sempre maggiore digitalizzazione dei servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione e ai servizi commerciali, sempre più digital first.

Male anche per il consumo di energia pulita. Ancora oggi l'89,8% delle auto immatricolate è alimentato a benzina o a gasolio. Ma la produzione di energia elettrica nei parchi fotovoltaici viene guardata con simpatia dalla quasi totalità degli italiani, se si esclude quel 16,7% convinto che qualsiasi impianto sia da osteggiare se operante nel proprio territorio.

In merito agli scenari energetici del futuro, il 57,6% è persuaso che, grazie all'innovazione tecnologica, avremo finalmente tutta l'energia di cui abbiamo bisogno, senza impatti significativi sull'ambiente. Il 52,3% pensa invece che l'energia sarà oggetto di razionamento e i costi d'accesso diventeranno molto elevati. E il 36,4%, infine, ritiene molto probabile che nel 2050 il possesso di un'auto sarà garantito solo alle fasce benestanti della popolazione.

08 Dicembre 2018
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