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Aggiornato al: 18 Luglio 2019 17:30
Intervista
Eleonora Graffione: «Siamo pronti al debutto ufficiale di Etichétto»

Eleonora Graffione, presidente del Consorzio Coralis

Super, Clear e Social: sono questi gli aggettivi che descrivono l’etichetta protagonista del progetto presentato alcuni mesa fa da Coralis e ormai pronto a debuttare sugli scaffali nel 2016.


Dott.ssa Graffione circa un anno fa avete presentato Etichetto. Vogliamo riassumere brevemente di cosa si tratta?
Etichètto è un nuovo modo, immediato e riconoscibile, di identificare i prodotti che assicurano la salubrità di ciò che mangiamo e che ci permettono di risalire tutta la filiera. Si tratta di un programma etico, uno strumento per ridare trasparenza alle origini e alla lavorazione dei prodotti di cui ci nutriamo. Etichètto non sostituisce la marca del produttore, ma la integra, attestandone le qualità, i tracciati e i percorsi. E’ una clear label, un’etichetta trasparente, dove con trasparente s’intende esaustiva, facile da leggere, ricca di informazioni.

Oggi a che punto siete con il progetto?
Al momento abbiamo circa 200 referenze pronte alla commercializzazione, e altre 100 sono già nel paniere. Su queste ultime dobbiamo ancora finire di perfezionare i protocolli che garantiscono i requisiti definiti al momento della presentazione del progetto. Nel corso del 2016 saremo finalmente nei punti vendita.

Quali sono le vostre aspettative in merito?
In primis speriamo di avere uno sviluppo in termini di business per i nostri associati e di diffondere una nuova modalità di comunicazione, diversa dal passato, nei confronti del cliente. Il nostro principale obiettivo è di promuovere l’italianità del prodotto, ciò che contiene e cosa sta dietro al suo prezzo dandogli un valore differente e trasformandolo da semplice scatola colorata che occupa lo scaffale a un prodotto con una sua storia, un suo produttore, delle caratteristiche in termini di qualità. Tutti aspetti finalizzati a renderlo interessante per chi decide di acquistarlo.

Potremmo definirlo un esempio di storytelling..?
A me personalmente non piace la parola storytelling. Io credo che occorre ritornare alle cose semplici di una volta come l’italiano, la nostra meravigliosa lingua. Così come credo che non dobbiamo aspettarci dei risultati ambiziosi in termini di ritorno dei numeri. Io sono fermamente convinta che non torneremo più ai numeri di una volta. L’Italia ha presentato sempre dei numeri non reali al proprio mercato, abbiamo esasperato la nostra condizione, ricollocato i prodotti con promozioni esagerate per far sì che la produzione mantenesse un determinato standard di numeri ma di fatto il mercato di riferimento non è in grado di recepire tutta questa merce prodotta.
La gente ormai è molto più attenta agli acquisti, compra solo quello che le serve, quindi non bisogna neanche forzare la vendita. Nell’ambito del progetto Etichetto noi abbiamo fatto anche un’intensa formazione ai nostri imprenditori e ai loro collaboratori spiegando che il cliente deve tornare nel punto vendita perché ha piacere di farlo. Perché questo accada la vendita non deve essere forzata bensì gratificante. Ecco, l’aspetto fondamentale è ritornare alla vera gratificazione sia dell’atto di vendita che dell’atto di consumo da parte del cliente.

Questo progetto sposa una strategia, o meglio una filosofia, che mette l’accento maggiormente sulla qualità rispetto alla quantità: è corretto?
Certo. E le dirò di più. La qualità spesso viene identificata con il top di gamma, cosa che non è assolutamente vera perché la qualità può esserci anche in un prodotto di bassissimo profilo, un prodotto d’uso quotidiano. L’importante è che dietro questo prodotto quello che viene detto corrisponda veramente alla realtà. Oggi c’è bisogno di trasmettere più educazione al cliente dei contenuti che ci sono dietro la confezione. Ci sono delle cose che oggi vanno necessariamente comunicate in modo corretto e il cliente ne deve essere consapevole al momento dell’acquisto. Un altro aspetto su cui stiamo lavorando è il miglioramento del punto vendita facendo in modo che offra familiarità, accoglienza e il vero e proprio piacere di fare la spesa.


Quali sono state le maggiori difficoltà in termini di difficoltà di approccio e di gestione e sviluppo di questo progetto che avete incontrato?
Le criticità sono state diverse, in primis nell’ottenere che le certificazioni che abbiamo chiesto ci siano tutte. Abbiamo incontrato delle resistenze da parte di chi non ha ben compreso la vera filosofia del progetto e ci ha chiesto quale fosse la collocazione della marca all’interno di Etichètto. Fortunatamente c’è stato anche chi, tramite la comunicazione che abbiamo fatto, è venuto a cercarci dimostrando di aver colto appieno tutte le potenzialità che il progetto offre.

In che maniera cercherete di mettere in luce il progetto e trasmetterlo agli associati e ai consumatori?
Ci siamo dati due obiettivi. Il primo è di ritornare ad avere dei negozi che parlino già attraverso il layout espositivo, con prodotti sistemati e in ordine, una comunicazione efficace che non contempli l’utilizzo di cartellonistica eccessiva e confusionaria. Il nostro obiettivo è semplificare la visione d’insieme all’interno del punto vendita, sia a livello di display che di comunicazione. Abbiamo preparato una comunicazione ad hoc per far comprendere immediatamente, già quando vi si trova davanti all’ingresso, che cosa rappresenta. In più abbiamo imposto ai nostri distributori di fare molta formazione con le persone che lavorano all’interno del punto vendita perché non è ammissibile che si arrivi alla cassa o davanti a un banco e non si trovino le risposte che si cercano.

Avete lanciato anche un'app se non sbaglio…
A corredo di quello che stiamo facendo abbiamo creato anche un applicazione con tutti i prodotti che fanno parte del catalogo Etichètto. All’interno di questa app raccontiamo la storia del produttore e la storia di ogni singolo prodotto. L’app sarà disponibile sia per il distributore che per il dettagliante e alla fine arriveremo anche al cliente.
Il nostro intento non è riprodurre il sito internet di un produttore ma raccontare la vera storia che c’è dietro ogni singolo prodotto in dieci righe. Abbiamo scelto di fare i racconti in terza persona riportando i nomi delle famiglie che stanno dietro alle produzioni, mentre nel prodotto stesso abbiamo cercato di far risaltare le caratteristiche principali che lo hanno visto protagonista all’interno di Etichètto.

02 Febbraio 2016
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