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Aggiornato al: 15 Novembre 2018 17:30
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Veneto, Toscana e Gdo nell'enoteca di Mediobanca

Il settore vinicolo italiano e internazionale sotto la lente dell’area studi di Mediobanca che, come ogni anno, aggiorna i propri dati. La nuova puntata dello studio ha preso in esame i volumi aggregati del periodo 2012-2016, integrati con interviste alle imprese per quanto riguarda i preconsuntivi 2017 e le attese di vendita 2018.

L'indagine è composta da due sezioni: nella prima sfilano 155 società nazionali con un fatturato superiore ai 25 milioni di euro, mentre nella seconda tengono banco le 15 principali realtà internazionali quotate e da oltre 150 milioni.

Nel 2017 aumentano i ricavi delle imprese italiane (+6,5% sul 2016) grazie alla buona performance dell'export (+7,7%), con il boom del commercio verso l'Asia (+21,1%), ma anche grazie al contributo del mercato domestico (+5,2%). Salgono gli occupati (+1,8%), continuano a crescere gli investimenti (+26,7%) e c'è ottimismo sulle aspettative di chiusura dell’anno in corso. I dati preconsuntivi 2017 mostrano un comparto vinicolo italiano in crescita per l'ottavo anno consecutivo e il dato del +6,5% costituisce il maggiore incremento degli ultimi 5 anni. Per segmento gli spumanti (+9,9% sul 2016) salgono di più dei non spumanti (+5,6%).

In linea con il segno più dei principali indicatori le attese 2018 sono favorevoli: il 93% delle società prevede di non subire un calo, mentre solo il 7% attende una flessione. Il 17,4% ritiene addirittura che la crescita sarà superiore al 10 per cento.

I tre maggiori produttori per fatturato nel 2017 sono Cantine Riunite-GIV (594 milioni di euro, +5,1% sul 2016), Caviro (315 e +3,9) e Antinori (221; +0,4%). Seguono Zonin, che realizza una performance del 4,2, portandosi a 201 milioni e Fratelli Martini a 194 milioni (+13,3).

Sette società realizzano un aumento dei ricavi superiore ai 10 punti: La Marca (+30,7%), Farnese (+28), Ruffino (+15,5), Enoitalia (+14,5), Contri (+14,1), Fratelli Martini (+13,3) e Mezzacorona (+13,1).

Molte imprese esaminate hanno una quota di fatturato estero quasi totalitaria, come Botter al 96%, Ruffino al 93,3, F.lli Martini, con l'89,9%, Mondodelvino (85,4), Zonin con l'85,1, La Marca e Schenk entrambe all'82,7, Farnese con l'81,9 e Cavit (80). Solo per 8 gruppi l’estero è inferiore al 50% delle vendite in valore.

Per quanto riguarda i mercati l'area più dinamica è quella asiatica (+21,1% sul 2016), dove si realizza però solo il 4,2% dell'export. Cresce anche il Sud America (+20,1), pur rappresentando appena l'1,4% del giro d’affari estero delle nostre case vinicole.

I Paesi UE restano il principale sbocco e concentrano il 53,4% dei flussi, con una salita dell'8,6% sul 2016. Africa, Medio Oriente e Paesi Europei non UE si piazzano al 9,1% del totale (+5,8), mentre il Nord America fa segnare un +5,7 per una quota del 31,9. Nel complesso, le esportazioni italiane lievitano, come detto, del 7,7% sul 2016.

La classifica dei produttori in base alla forza dei loro bilanci - basata su un indicatore di sintesi delle performance economiche e patrimoniali del 2016 - vede la presenza nella top ten di ben 6 produttori veneti, tre toscani e uno piemontese, con Villa Sandi, Mionetto, Vinicola Serena e Botter con i migliori punteggi, seguite da Masi, dalla toscana Ruffino e da Santa Margherita.

Anche nel 2017 toscani e veneti si confermano in testa per redditività (utile sul fatturato) con Antinori al 25%, Frescobaldi al 20,5, Santa Margherita al 17,2, Ruffino al 15,7, seguite da Botter (8,6), Mionetto (5,7) e Villa Sandi (5,5).

Le società venete primeggiano, soprattutto sotto il profilo reddituale (Roi al 9,4% contro il 6,8 nazionale; Roe all'11,4 contro il 7,9). Figurano bene anche le toscane (Roi all'8,7 e Roe all'8,4) che appaiono solide patrimonialmente (debiti finanziari al 33,2% dei mezzi propri contro il 63,4 nazionale), efficienti (costo del lavoro per unità di prodotto al 44,4% contro 58,6) e vocate all'export (64,4 contro 51,4).

Quali sono i canali distributivi maggiormente utilizzati? Prevale la Gdo, che interessa il 38,2% della produzione, seguita dai grossisti e intermediari al 16,8%, dall'Horeca, con il 16,5% e dalla rete diretta con il 12,6%. Oltre confine domina, ovviamente, l'intermediario importatore (74,5).

I dati relativi al 2016 dell'aggregato dei 15 maggiori produttori internazionali quotati mostra un fatturato in progresso del 5,8% e incidenze dei margini industriali sulle vendite in rialzo: Mol al 26,1% (13,4% le italiane) e Mon al 22,6% (9,9 le italiane), sebbene l'occupazione sia calata del 2,9.

Anche analizzando i più recenti rendiconti infra-annuali relativi al 2017 si osserva un rialzo del fatturato complessivo dell'1,8%, con incrementi generalizzati a tutte le società, a eccezione delle francesi Lanson-BCC (-7,6%) e Laurent Perrier (-3,1%) e delle cilene Vina Concha Y Toro (-4,5%) e Vina Santa Rita (-1,5%). Il Mon è complessivamente aumentato del 3,3, con le tre cilene che presentano però importanti contrazioni, estese anche a livello di risultato netto. Queste ultime accusano la scarsa vendemmia del 2017, con il conseguente rialzo di circa il 23% del costo delle uve e del vino.

Scarica l'indagine da qui

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