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Aggiornato al: 20 Novembre 2018 17:30
Primo Piano
Auchan ed Esselunga le più convenienti. Parola di Altroconsumo

Più di mille punti vendita della grande distribuzione sotto la lente, 1 milione e 180.000 prezzi rilevati, la mappa della convenienza tracciata su 67 città italiane con il confronto tra panieri di spesa delle famiglie. Queste le cifre chiave dell’annuale inchiesta di Altroconsumo sui supermercati, ipermercati e hard discount, che fotografa, innnanzitutto, una regione salva portafoglio, il Veneto, con Rovigo, Venezia, Treviso, Verona e Vicenza ai primi posti assoluti nella classifica dei nuclei urbani.

I calcoli dicono che se una famiglia, che, secondo l’Istat, sborsa in media 6.500 euro ogni anno di spesa (dati 2017), si recasse sempre nel supermercato meno caro d’Italia ridurrebbe a 5.300 euro il proprio budget per i beni di consumo, cioè di 1.200 euro. Dunque, al netto di altre variabili, giocare sulla concorrenza è più che possibile.

Per macro-aree è ancora il Nord-Est a vincere: se si prendono in considerazione i 30 punti vendita più economici d'Italia si scopre che 25 sono in Veneto e in Friuli-Venezia Giulia. Qui la tensione competitiva è molto più alta e di conseguenza i prezzi sono particolarmente interessanti. Per inciso è a Rovigo il negozio più economico in assoluto tra tutti quelli visitati, una piccola superficie targata Spesa Facile, marchio della galassia Conad.

In alcune grandi città, come Bologna e Torino, scegliendo il posto giusto si possono risparmiare più di 1.300 euro l’anno. Circa 1.000 euro, invece, è quello che rimane in tasca a chi è di Salerno, contro i 700 di chi vive a Milano.

C’è ovviamente una correlazione tra la densità distributiva e la forbice dei prezzi. Dunque a Cosenza, dove la capillarità è bassa, non solo il risparmio massimo è di appena 40 euro, ma nel supermercato più economico si spendono 6.400 euro nei 12 mesi. Lo stesso ad Aosta, città tra le più care dell’inchiesta, dove il minimo annuo aumenta a 6.500 euro, ma le possibilità di saving, scegliendo i Pdv meno cari, sono di 200 euro.

I due casi dimostrano un concetto intuitivo: la scarsa concorrenza significa poca scelta e prezzi allineati.

Un discorso a parte meritano le promozioni: i risparmi, se confrontati con il punto vendita meno caro, vanno dal 5% di Rovigo al 20% di Genova e Roma. Se si cambia abitudine di spesa, abbandonando un ipotetico carrello di soli prodotti di marca, e acquistando esclusivamente primi prezzi nei discount, si riescono a mettere in salvo cifre altissime, anche oltre i 4.000 euro all'anno.

Quali sono le insegne che tutelano maggiormente il portafoglio? Facendo i conti, con un indice in base 100, e comprando tutti prodotti - marche, private label e primi prezzi - vincono, nell’ordine, Auchan, Esselunga (104), Iper di gruppo Brunelli (105), Ipercoop (106) e Carrefour (108). Esselunga balza in testa, nella top five, se si scelgono solo le marche industriali e Auchan passa in seconda posizione, ma con una differenza di soli 2 punti. Se il paniere è di sole Mdd svettano Iper e Auchan.

Nei primi prezzi tengono banco i discount, guidati da Aldi, Eurospin, Lidl, D Più di Selex, In’s di Pam, Penny Market, LD, Auchan e MD. In sostanza, anche se la classifica è tutta da leggere, la vittoria di Auchan è più che evidente, con l’eccezione dei negozi Simply non ancora convertiti al marchio aziendale, che però sta coprendo tutta la rete del colosso francese.

Riguardo alle indicazioni del ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, e alla volontà del Governo di cancellare la Legge Monti, la posizione di Altroconsumo è netta.

Spiega Paolo Martinello, presidente di Fondazione Altroconsumo: "Obbligare i negozi a chiudere la domenica è un ritorno al passato e non giova a nessuno, men che meno ai consumatori, che in larga misura sono ormai abituati a orari ampi ed elastici, più consoni ai mutati tempi e stili di vita. Limitare per legge la libertà del commercio significa ridurre la concorrenza e la facoltà di scelta. Perché poi vietare il lavoro domenicale nel commercio e non per esempio nella ristorazione, nei trasporti, nei servizi turistici e così via? I diritti dei lavoratori al riposo settimanale vanno tutelati attraverso la contrattazione collettiva. Senza contare che il divieto di apertura domenicale farà perdere molti posti di lavoro, che non verranno certo recuperati nella piccola distribuzione, ma eventualmente nella logistica del commercio elettronico, il solo che verrà sul serio avvantaggiato da un divieto antistorico e anti-crescita”.

Sul sito www.altroconsumo.it/supermercati il servizio che permette di individuare il punto vendita meno caro della propria zona e più conveniente in base alle abitudini d'acquisto

28 Ottobre 2018
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