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Aggiornato al: 19 Gennaio 2017 17:30
Primo Piano
Il prezzo è giusto? Risponde l'inchiesta di Altroconsumo

L’inchiesta prezzi di Altroconsumo, giunta alla sua 28esima edizione, non cessa di stupire: sulla spesa si possono risparmiare anche più di 4.000 euro. E questo non con uno snervante girovagare tra una promozione e l’altra, ma semplicemente scegliendo l’insegna giusta, a seconda della propria città. Addirittura una coppia con due figli, che - sulla base di elaborazioni su cifre Istat - ha un carrello di 8.572 euro in Gdo, può abbatterlo, a Venezia, di 4.621, comprando al discount.

Se questo è un caso limite, più interessante è scoprire che le economie sono alla portata di tutti, dai single ai nuclei numerosi e che non è necessario essere dei veri cacciatori di sconti per mettere in salvo il portafoglio.

Ma andiamo per gradi, a cominciare dalla metodologia e dai nomi delle catene più convenienti. Come scrive Beba Minna, su ‘Altroconsumo’, “l'inchiesta è molto ricca e complessa. Per permettere il confronto del milione e passa di prezzi che abbiamo rilevato, in lungo e in largo per la Penisola, abbiamo stilato diverse classifiche che di fatto riproducono diversi comportamenti di spesa. Sono 5 le insegne più convenienti d'Italia in base al tipo di spesa: Esselunga e Ipersimply per chi riempie il carrello con una spesa mista, composta da prodotti di marca, ma anche da articoli economici; U2 e l'ipermercato Conad per chi premia i prodotti a marchio commerciale; Eurospin, per chi opta per il discount”.

Single: se per loro il supermercato ha un’incidenza di 4.098 euro l’anno, la cifra può scendere di 1.346 euro acquistando private label e di 2.209 al discount.

Coppia senza figli: in 2 si sborsano 6.507 euro, che calano di 2.138 con un paniere composto da sole MDD, e di 3.508 al discount.

Famiglia di quattro persone: qui, come già detto si toccano i massimi, massimi che sforano ampiamente i 4.000 euro al discount e che toccano quasi i 3.000 (2.817 per la precisione) con le Pl. Ovviamente tutte le cifre, dal budget annuo, alla convenienza potenziale sono in proporzione diretta con il numero dei componenti.

È uno scenario realistico? In effetti non molto, visto che quasi nessuno acquista solo marche private o primi prezzi. Ma va anche detto che il risparmio dipende da variabili come la prossimità: avere o meno un buon discount nel proprio quartiere fa la differenza e agevola molto il raggiungimento di certi record.

E fa la differenza anche la città. Si scopre, per esempio, che Pordenone, Treviso, e il Triveneto in generale - dove la capillarità della rete distributiva è fortissima - sono le località meno care d’Italia, con un saving, rispetto ai capoluoghi più sfortunati, che tocca il migliaio di euro. Al contrario sono “poco competitive Sassari, Foggia, Roma, Cagliari, Frosinone, Avellino, Ascoli Piceno e, in particolare – si legge – Genova e Aosta, dove i prezzi sono livellati verso l’alto dalla mancanza di concorrenza”.

La situazione più realistica fra gli italiani è, evidentemente, la spesa mista: un po’ di marche, un po’ di private label, un po’ di primi prezzi. Questo è il regno di Esselunga e Ipersimply (numero indice 100), che superano di pochissimo Ipercoop, Conad Ipermercato e Bennet (tutti attestati a 101), ma anche Auchan e Famila superstore (indice 102) e Conad Superstore (103).

Per convenienza delle private label sono in vetta U2 Supermercato e Conad Ipermercato (indice base, dunque 100), tallonate da Conad Superstore, Ipersimply e Ipercoop (tutti a 102) e da Coop (103).

Il vincitore della spesa leggera è, come abbiamo visto, il leader del canale discount, Eurospin, che con i suoi oltre 1.000 punti di vendita, si aggiudica la pole position. A 102 si attestano Lidl, Penny Market, In’s Mercato.

Concludiamo la sintesi con un’altra rilevazione che può essere spiegata in molti modi, ma che presenta comunque dati sconcertanti e che dimostrano che la scala prezzi è un elastico lentissimo, anche se è vero che una superette del centro città, o di una località turistica, non può reggere il passo con un superstore di periferia, per evidenti ragioni di costi logistici e immobiliari.

'Altroconsumo' riporta, a titolo di esempio, quattro prodotti molto diffusi: Pepsi Cola in bottiglia grande, Cirio Passata Verace in vetro, Shampoo L’Oréal Garnier Ultradolce, Galbani Santa Lucia mozzarella.

La Pepsi va da 0,38 a 1,05 euro (risparmio 174%). Cirio Passata da 1,06 al kg a 2,70 (155% il saving). Il prodotto l’Oréal addirittura oscilla fra 3,96 e 10,36 euro (162%), mentre Santa Lucia da 4,67 al kg a 10,36 (143). A questo punto il risparmio diventa un esercizio impossibile: per inseguire la convenienza bisognerebbe non solo cambiare insegna, il che può anche essere facile, ma soprattutto cambiare città.


Per scaricare la sintesi dell'inchiesta clicca qui

25 Settembre 2016
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