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Aggiornato al: 20 Novembre 2017 17:30
Primo Piano
I discount alle grandi manovre

Secondo statistiche ormai datate – settembre 2016 – i discount italiani sono circa 5.000, ma, con solo con il ritmo delle nuove aperture dei leader, Eurospin, MD e Lidl, la cifra è sicuramente molto superiore.

Eurospin, che non rilascia dati, ha superato comunque la boa dei 1.000 punti vendita, mentre MD (711 indirizzi) ha annunciato, per il triennio 2017-2019, un piano industriale da 488 milioni e raggiunto, il 13 luglio, 85 punti vendita in Sardegna, con l’inaugurazione del negozio di Villamar, in provincia di Cagliari.

Lidl Italia è, dal canto suo, già oltre quota 600, ma non rallenta: ultimo arrivato, il 22 giugno è il nuovo concept di Bologna, il primo nel nostro Paese, di 1.400 mq, disposto su 2 livelli.

Si contano, nella Penisola, molte altre insegne importanti tutte sopra o molto sopra il centinaio di negozi: Penny Market Italia, In’s Mercato di Gecos-Pam, DPiù, che fa capo a Selex, Todis, del mondo Conad e Ekom di Sogegross.

Se è vero che l’Istat ha registrato, il 7 luglio, una rincorsa del canale, che a maggio 2017 ha fatto segnare un +3,2% di vendite sul corrispondente e un cumulato gennaio-maggio del 2,7, è altrettanto vero che le cifre sono a rete corrente. Non si può certo parlare di un declino, ma gli osservatori concordano su un rallentamento, anche per via dello scontro frontale con i supermercati, che tuttavia crescono, sempre secondo Istat, molto meno, ossia dello 0,4 per cento.

Insomma lo scenario ha luci e ombre, come la débâcle finanziaria di Tuodì-Dico, che ha conferito il mandato di vendita a Rothschild per avvicinare un acquirente che dovrebbe rilevare il blocco da Gruppo Tuo di Antonino Faranda. Se gli azionisti prediligono, naturalmente, un compratore unico, non disdegnano neppure lo ‘spezzatino’, anche perché il tempo stringe. Come riporta, fra gli altri, il sito del 'Sole 24 Ore', la triste storia è al collasso, visto che la catena ha richiesto il concordato in continuità e la chiusura temporanea di 123 negozi.

Su questo si innesta Aldi Sud, comunemente indicato come il maggiore pretendente, che, in caso di parcellizzazione, potrebbe addirittura scegliersi i negozi di maggiore interesse, ossia quelli collocati nel Nord e nel Centro. Un lauto boccone, visto che il solo Tuodì vanta 400 indirizzi sotto le insegne Tuodì Market e Tuodì Superfresco, per 1,3 milioni di clienti serviti settimanalmente.

Aldi, si sa, fa passi da gigante nel nostro Paese: il big tedesco, tramite il proprio sito, aldi.it, ha dato già il via alla raccolta delle candidature per i primi opening, che dovrebbero essere, il condizionale è d’obbligo, ma quasi superfluo, in Trentino e Veneto.

Intanto Aldi Nord lancia un vasto programma di investimenti. Non solo ha promesso una fortissima campagna di nuove aperture negli Stati Uniti, dove ha annunciato un piano da 3 miliardi, che porterà la rete da 1.600 a 2.500 punti vendita entro il 2022, ma ha ribadito il proprio impegno in Europa. Il gruppo spenderà ben 5 miliardi di euro sulla rete continentale, un progetto che si concretizzerà in restyling, nuove aperture e razionalizzazione del network. L’operazione, condotta interamente con mezzi propri, riguarderà ben 4.800 discount presenti, fra l’altro, oltre che in Germania, in Belgio, Olanda, Francia, Spagna e Portogallo.

L’obiettivo di Aldi, sommando il ramo Nord e Sud, sarebbe, dicono alcuni analisti, di diventare, nell’arco dei prossimi 3 anni, il più importante operatore della Gdo europea e di superare, addirittura, rivali del calibro di Lidl e Carrefour.

Secondo Deloitte, nel 2015, il discounter tedesco era all’ottavo posto nella classifica mondiale, con un fatturato di oltre 82,2 miliardi di dollari e un tasso di crescita annuo composto (Cagr) di 8 punti, alle spalle, appunto, di Carrefour, in settima posizione. Lidl invece superava di molto il conterraneo e rivale e con 94,4 miliardi si piazzava quarto. Dunque il sorpasso sembra improbabile, anche perché, sempre in America, Lidl ha fatto un’entrata in grande stile il 15 giugno, con un obiettivo di 330 grandi supermercati da qui al 2020.

Ultimo, ma non meno importante, il francese Leader Price, che attraverso Leader Price Italia, ha stipulato da tempo un’alleanza storica con Gruppo Crai. Secondo quanto risulta a DM fino a settembre i manager della società mista terranno le bocche cucite. In seguito si sapranno le vere intenzioni del francese che potrebbero comportare, ma sono solo ipotesi, la conversione di una parte della rete Crai, ma anche una crescita per acquisizioni: e qui torniamo al discorso, già fatto, di Tuodì.

Una mossa di carattere finanziario verso i negozi di Faranda non è affatto da escludere, visto che Leader Price vuol dire Gruppo Casino, ossia 36 miliardi di fatturato consolidato nel 2016, in crescita organica del 5,7 per cento.

Il solo LP, il cui bilancio fa però corpo unico con la consorella Franprix, è stimato sopra i 2 miliardi di euro per una rete di circa 1.200 discount, di cui 800 in Patria, con un assortimento tipo che viaggia verso le 4.000 referenze, di cui 3.000 prodotti a marchio privato, fortemente orientati su fresco e salutistico e, per giunta, con format molto variabili ma dominati, per un terzo, dai 400 supermercati di vicinato.

Insomma Leader Price è il partner ideale per Crai dal punto di vista concettuale, ma anche per dinamismo e inventiva, dal momento il re italiano della prossimità ha chiuso il 2016 a 5,8 miliardi di fatturato in crescita del 9% e annuncia un 2017 ancora positivo.

16 Luglio 2017
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