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Aggiornato al: 25 Agosto 2019 16:00
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Parmacotto: dopo il concordato preventivo, l'intervento della Gdf e l'amministrazione giudiziaria

Ancora guai per Parmacotto. Ieri, 4 luglio, le Fiamme Gialle di Parma, hanno messo sotto sequestro, su mandato della Procura, 11 milioni di euro di patrimonio. A monte l’accusa, molto pesante, di truffa aggravata – fra le altre cose si ipotizzano falso in bilancio e artifici contabili per ottenere un finanziamento pubblico di 11 milioni – che vedono indagate due persone, fra le quali il fondatore, Marco Rosi.

Ora l’azienda è in amministrazione giudiziaria, un provvedimento, che si innesta sul concordato preventivo in continuità, già in atto dagli ultimi mesi del 2014. La procedura prevedeva tagli consistenti per recuperare efficienza e un assetto contabile sano. Tra questi la terziarizzazione della logistica, il taglio dei Pdv Usa. sotto insegna ‘Salumeria Rosi, l’alienazione di alcune proprietà immobiliari...

Un progetto approvato dai creditori con l’ulteriore promessa di una sforbiciata da 38 posti di lavoro e la chiusura dell’impianto produttivo di Marano (PR).

Ora, secondo alcune fonti, si profilerebbe invece, lo spettro del fallimento puro e semplice, mentre altri confidano nell’operato del commissario giudiziario, che tra l’altro avrebbe annunciato il prosieguo della produzione, almeno fino al recupero delle somme dovute allo Stato.

Ancora nel 2012 l’azienda aveva chiuso il bilancio con un fatturato intorno ai 130 milioni, un dato che, all’apertura del procedimento concordatario, aveva suscitato l’interesse di molti competitor diretti e persino di Eataly.

05 Luglio 2016
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