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Aggiornato al: 26 Luglio 2017 17:30
Intervista
Raffaele Garofalo: 'Come ho conquistato Parigi'

L’8 giugno Fattorie Garofalo ha inaugurato un ‘Fattorie Garofalo Mozzarella Bistrot’ nel Centro Commerciale Regionale di Evry 2, non lontano dall’area metropolitana di Parigi. È il primo punto di somministrazione all’estero del gruppo imprenditoriale di Capua, che conta 6 aziende zootecniche – 10.000 capi su oltre 1.500 ettari, tutti dediti all’allevamento delle bufale – e 3 centri di trasformazione, due per il latte e uno per la carne.
A livello di gruppo Fattorie Garofalo, nel 2016, ha fatturato 70 milioni di euro e punta a ricavi di 80 milioni nel 2017. Sta investendo in media 6 milioni all'anno nello sviluppo della rete di food retail diretto. Lo sbarco sul mercato francese della ristorazione di qualità è solo l’ultima mossa di Raffaele Garofalo, presidente di Fattorie Garofalo, e membro del direttivo di Assolatte, che racconta l’evoluzione del gruppo.


Negli ultimi anni vi siete affacciati sulla scena del retail. Quali sono state le premesse?

Il gruppo negli anni è cresciuto su tre fronti: la diffusione della Mozzarella di bufala campana Dop, prodotta anche per altri soggetti imprenditoriali, a marchio forte in qualità di copacker, l’aggressione dei mercati esteri – esportiamo anche con nostro marchio in 40 Paesi circa il 30% del fatturato – e l’acquisizione di nuove aziende agricole e di trasformazione, prontamente ristrutturate e dotate oggi di moderni impianti per la produzione di energia verde per oltre 3 mega tra fotovoltaico e biogas, produzione che rappresenta una delle voci del fatturato di gruppo. Poi, nel 2014, la svolta: decidiamo di puntare su un nostro marchio per farne una rete di degustazione di prodotti bufalini – mozzarelle e salumi - e del meglio del made in Italy agroalimentare, da abbinare a un clima caldo, naturale, conviviale, dai toni morbidi, per offrire ai nostri ospiti innanzitutto il piacere della sosta e la nostra cordialità.

Come nasce l’idea di una rete di retail diretto e quanti locali avete oggi in Italia?

L’idea non nasce a caso: per tradizione di famiglia la nostra è stata sempre una rete di aziende di filiera a forte integrazione orizzontale e verticale. Abbiamo semplicemente spostato in avanti il punto di vista: mentre fino a ieri ci occupavamo direttamente di tutto, dal campo al banco dei punti vendita, con una presenza negli aeroporti di Napoli Capodichino e di Roma Fiumicino, oggi lavoriamo dalla selezione dei foraggi per le nostre bufale fino al menù di degustazione dei nostri bistrot, fedeli alla nostra tradizione di controllo completo della filiera. Al momento stiamo soprattutto sviluppando la linea Fattorie Garofalo Mozzarella Bistrot, che ha aperto, tra 2016 e il 2017, sulla nuova terrazza della stazione di Roma Termini, al Centro Commerciale di Genova Fiumara, nella stazione di Torino Porta Nuova, al Mondadori Megastore di via Marghera a Milano e nella stazione di Piazza Garibaldi a Napoli. Con il marchio I’amme abbiamo due importanti postazioni all’Aeroporto di Napoli Capodichino e al Sandro Pertini di Torino. Infine, per chi proprio vuole mangiare al volo, c’è il Fattorie Garofalo Mozzarella to go, presente nelle stazioni ferroviarie di Napoli Centrale e di Roma Ostiense.

Con Mondadori Retail c’è un accordo importante di collaborazione, dove vi porterà?

Per ora abbiamo aperto una caffetteria al primo piano del megastore di via Marghera a Milano, dopo avere inaugurato, a febbraio, il bistrot al secondo piano, dotato di due dehors di grande impatto. C’è un rapporto di reciproca stima con la dirigenza e svilupperemo iniziative capaci di animare il luogo, nell’interesse reciproco. Il binomio tra cibo e cultura è trendy e sicuramente porterà vantaggi per tutti.

Con l’apertura di Evry state puntando anche sull’ estero: qual è la strategia e quali i prossimi obiettivi?

L’insediamento di Fattorie Garofalo Mozzarella Bistrot presso il centro commerciale Evry 2 è il frutto di un accordo con la multinazionale Shopping Center Company. Su 300 mq abbiamo sviluppato un investimento di circa 600.000 euro nel tentativo di intercettare clientela puntando su ben 20 milioni di visitatori all’anno. La strategia sull’estero è simile a quella che utilizziamo in Italia: siamo i primi nell’allevamento bufalino e preferiamo dialogare con chi ci può assicurare le migliori posizioni, in luoghi di grande traffico e naturale avviamento commerciale.

Come avviene la scelta delle location per i bistrot?

Abbiamo bisogno di location dove siano verificabili due dati: quante persone frequentano quel luogo in un anno e come viene gestito. Perché la folla da sola non paga, le persone devono già sentirsi a proprio agio per potersi soffermare in un luogo dove degustare prodotti di qualità e godere di un’atmosfera consona.

Concludiamo con la vostra visione generale del mercato della ristorazione di fascia alta e di prezzo interessante.

Senza dubbio oggi c’è spazio per puntare a una qualità elevata e, nel contempo, diffusa, ma bisogna avere la capacità di cogliere la sensibilità del consumatore. La nostra esperienza – che abbraccia la cultura del prodotto tipico, quella industriale di copacker per conto di grandi imprese lattiero-casearie e di fornitori di importanti catene della grande distribuzione organizzata - ci ha insegnato che il consumatore medio oggi è esigente, smaliziato, vuole qualità, ma anche cose semplici, facili da capire, non ha tempo da perdere con etichette complesse ed è disposto a pagare un prezzo ragionevole per tutto questo. Ed è lo stesso consumatore che entra nei nostri bistrot.

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