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Aggiornato al: 23 Settembre 2018 10:00
Intervista
Mareblu prende le distanze dal tonno commodity

Secondo la Fao i consumi di alimenti ittici sfiorano in Italia i 26 kg all’anno. All’interno di questo menu le conserve hanno un posto fondamentale. I dati Doxa/Ancit (Associazione nazionale conserve ittiche) sottolineano che il prodotto di punta, il tonno, è apprezzato dal 94% dei nostri connazionali. Quasi 1 italiano su 2 (43%) lo mangia ogni settimana e lo conserva in dispensa, perché è gustoso, facile da preparare, versatile, ricco di proteine nobili e di Omega 3.
In questo grande mercato si inserisce, come secondo operatore,
Mareblu, parte del Gruppo Thai Union. La multinazionale tailandese, con un fatturato superiore ai 136 miliardi di Baht (3,7 miliardi di euro), è fra i leader mondiali e ha, come obiettivo, di essere l’attore più credibile del comparto ittico, grazie all’attenzione verso la salvaguardia delle risorse necessarie a sfamare le generazioni future. Mareblu, con una gamma che spazia su tutto il pesce in scatola, seleziona le materie prime, le lavora e le confeziona con attenzione, ponendosi ai vertici per affidabilità e sicurezza, attraverso controlli lungo tutte le fasi di un processo che è completamente tracciabile. Ce ne parla Barbara Saba, responsabile marketing di Mareblu.

Partiamo dalle cifre chiave dell’azienda…

Il nostro fatturato si avvicina ormai ai 90 milioni di euro, in crescita dell’8% sull’anno scorso, rispetto a un consumo di categoria che, da almeno 5 anni, lievita, in media annua, del 3-4%. Le nostre performance si spiegano con un progressivo arricchimento del portafoglio nella fascia di prodotti a valore aggiunto, cioè tutti quei beni che offrono soluzioni salutari e veloci al pasto, come i filetti di sgombro o le insalate Nutrimix di tonno e salmone, piatti unici e bilanciati, adatti anche al consumo fuori casa.

Oggi l’ittico è un must. Qual è la risposta dell’industria conserviera?

Confermo che in Italia c’è l’esigenza di consumare sempre più pesce, ma questa domanda non può essere soddisfatta solo con l’ittico fresco o surgelato, che spesso richiede un certo impegno in cucina. Emerge quindi il bisogno di avere una serie di prodotti pronti e a temperatura ambiente. In questi anni le grandi marche hanno fatto molti passi in avanti per staccarsi dal monopolio della classica ‘scatoletta di tonno’ ed è diventato normale trovare proposte differenti, rivolgendosi a molte varietà di pesce, come i filetti di sgombro e di salmone, o a diversi mix di ingredienti, come nel caso delle insalate o dei ricettati di pesce.

In tale scenario come si inserisce Mareblu?

Il nostro obiettivo è di essere percepiti come il brand più innovativo e dinamico e di salire da una quota del 7% a una a doppia cifra. Non è un’operazione facile visto che, comunque, le marche del distributore controllano il 20% dei consumi, mentre il prodotto di base, la classica ‘scatoletta’, rappresenta ancora l’80% degli acquisti (fonte Iri, anno terminante ad aprile 2018, ndr). Ma ritengo che ci siano molti spazi, dal momento che l’Italia è, prima ancora della Spagna, il principale mercato per i consumi di tonno in Europa.

La scatoletta di tonno, almeno in prospettiva, è un retaggio del passato?

Assolutamente no, visto che ha ancora una quota schiacciante. Ma per progredire bisogna essere capaci di superare il vissuto del tonno come commodity alimentare, o come ingrediente basico per la preparazione di altri piatti, dalla pasta fredda alle insalate di riso. Noi di Mareblu vogliamo far crescere il mercato anche in valore, oltre che in volume, un’operazione possibile, come ho detto, specialmente grazie a prodotti con un maggiore contenuto di servizio. Tuttavia, anche il tonno basico si presta all’innovazione, quando si adottano strategie che valorizzano la qualità, i moderni stili salutistici e la sostenibilità.

Qual è il vostro posizionamento?

Ci collochiamo, con oltre 20 referenze, nella fascia mainstream, grazie a un elevato rapporto qualità/prezzo, che ci rende accessibili a tutte le fasce di acquirenti. Nel segmento del tonno in scatola abbiamo condotto un’opera di segmentazione per target e, grazie al tonno Mareblu Leggero, con pochissimo olio e il 60% di grassi in meno - rispetto alla media del contenuto in grassi delle conserve di tonno all’olio dei principali attori del mercato - siamo oggi in grado di accontentare i consumatori più attenti alla propria linea. Lanciato nel 2016, Leggero ha convinto anche coloro che prima non mangiavano tonno all’olio d’oliva, una popolazione rappresentata specialmente da famiglie giovani con bambini, per lo più residenti nel Nord Italia.

Abbiamo parlato di sostenibilità. Quali sono le vostre iniziative?

A livello globale, grazie al nostro Gruppo, facciamo parte del progetto di Sostenibilità Seachange, un piano integrato di iniziative organizzate in programmi specifici, che si pongono come obiettivo di portare miglioramenti rilevanti nell’intera industria ittica mondiale. Si va dall’approvvigionamento responsabile ai processi di produzione, dal controllo della legalità e della sicurezza sul lavoro, alle iniziative di Csr per le comunità operanti nel settore.

E in Italia?

In Italia, siamo partner di Legambiente dal 2012 e, nello specifico, quest’anno abbiamo creato insieme quello che abbiamo definito “il tonno perfetto”, in grado di ridurre il proprio impatto ambientale dovuto al contenuto di olio in eccesso. L’olio alimentare, infatti, una volta disperso nelle acque, si trasforma in un grave danno per gli ecosistemi e per il corretto funzionamento degli impianti di depurazione. E visto che l’85% dei consumatori scola l’olio nei rubinetti di casa (studio Strategies, usages and attitudes canned fish market research, 2015, ndr), evitiamo anche inutili sprechi. E non è tutto. Sempre con Legambiente siamo diventati partner del progetto ‘Tartalove’, che permette di adottare a distanza una tartaruga marina e di seguirne lo sviluppo, minacciato oggi da inquinamento, rifiuti, plastiche, traffico nautico e catture accidentali durante le attività di pesca. La partnership con Legambiente ci ha inoltre coinvolto nel programma ‘Marine litter’, per la vigilanza sulla diffusione delle microplastiche nei mari e nei laghi.

Altre alleanze significative?

Dallo scorso anno collaboriamo con Lilt, Lega italiana per la lotta contro i tumori, per diffondere i valori di una corretta nutrizione come premessa alla salute del corpo. Questa alleanza è coerente con il nostro obiettivo di fornire prodotti salutari in linea con i più corretti stili di vita. Nello specifico, la partnership riguarda infatti il tonno Mareblu Leggero, che, lo ricordo, ha il 60% di grassi in meno verso la media del mercato. Le buone abitudini in termini di stili di vita e corretta alimentazione sono una filosofia che abbiamo adottato anche in azienda, dove tutti i nostri dipendenti possono beneficiare di training e di sessioni dedicate all’educazione e all’incentivazione continua verso i migliori stili esistenziali, nonché alla pratica dell’attività fisica.

18 Giugno 2018
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