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Aggiornato al: 18 Ottobre 2018 17:30
Intervista
GS1 Italy: Immagino, una sfida vinta

Massimo Bolchini, Standard Development Director di GS1 Italy

Ha raggiunto quota 1.000 il numero di aziende di produzione del largo consumo che hanno aderito ad Immagino, il servizio web di digital brand content management che GS1 Italy ha attivato a gennaio 2014, e che consente di produrre in maniera efficiente immagini di alta qualità per grandi volumi di referenze e di digitalizzare tutte le informazioni presenti in etichetta, abilitando il controllo, l’aggiornamento e l’allineamento dei dati tra retailer e produttori. Abbiamo chiesto a Massimo Bolchini, Standard Development Director di GS1 Italy, di tracciare un bilancio di questi primi due anni e mezzo di attività.


A due anni dall’avvio di Immagino qual è il bilancio che GS1 Italy ne trae?
Siamo molto soddisfatti. Abbiamo raggiunto e superato il millesimo produttore aderente al progetto. Una soglia simbolica significativa. A questi si aggiungono 21 distributori. In totale parliamo di 60.000 referenze, 60.000 prodotti digitalizzati che rappresentano quasi il 75% del giro d’affari dell’LCC come peso di fatturato.

Numeri importanti…
E’ vero. Ma la sfida più grande, oltre a quella di riuscire ad attivare un processo che funzionasse operativamente e sulla base di grandi numeri – senza con questo volere sminuire il lavoro enorme che è stato fatto –, consisteva piuttosto nel farlo diventare una soluzione di sistema. A due anni dall’avvio del progetto crediamo di esserci riusciti.

Però non tutti i vostri associati aderiscono a Immagino.
E’ impensabile immaginare di coinvolgere tutte le 35.000 aziende a noi associate. Questo sistema non si può paragonare al codice a barre. Innanzitutto circa un terzo delle nostre imprese non hanno niente a che fare con il largo consumo. Dobbiamo inoltre tener presente che in Italia vi sono moltissimi produttori locali che magari offrono due o tre referenze a un solo punto vendita di una catena distributiva. Con queste premesse diventerebbe poco conveniente aderire a Immagino sia per il distributore che per il produttore.

Qual è lo sforzo organizzativo che avete dovuto mettere in campo per far funzionare questo sistema?
Abbiamo un sofisticato studio fotografico, 6 fotografi, un magazzino con due magazzinieri, 5 persone che si occupano del controllo qualità, con tre livelli di controllo qualità dei dati che si aggiungono alla validazione effettuata dai fornitori. Altrettante lavorano al customer service, fornendo supporto alle aziende quando c’è da gestire l’ordine, far arrivare la merce, rispondere alle domande. Infine abbiamo alcuni addetti che seguono la parte amministrativa e commerciale .

Per chi utilizza questo sistema di raccolta delle immagini dei prodotti quali sono i vantaggi effettivi che ne derivano?
Le risponderò con un esempio che ritengo emblematico. Oggi abbiamo una dozzina di importanti aziende tipografiche che sono diventate nostre utenti per avere informazioni e ottenere le foto da mettere sui volantini che stampano per i retailer. Qualsiasi distributore o stampatore vada a chiedere foto di prodotto ai produttori da inserire in volantino viene indirizzato su Immagino. Siamo diventati un punto di riferimento, uno standard di fatto. Inoltre Immagino è uno strumento utilissimo per chi fa e-commerce e per chi si prepara a farlo, perché fornisce tutte le informazioni obbligatorie per le etichette alimentari secondo il Reg. UE 1169.

Che costi deve affrontare un distributore o produttore per aderire a Immagino?
I distributori pagano 10.000 euro all’anno. I produttori un fee in base al numero di referenze fotografate. In entrambi i casi vi sono enormi vantaggi ed economie in rapporto ai costi che dovrebbero sostenere se provvedessero in modo autonomo alla realizzazione di servizi fotografici.

In concreto, che cosa succede? Il produttore vi manda il suo prodotto e voi lo fotografate?
Il processo è un po’ più complesso. Ma non per il produttore, che ci deve mandare semplicemente il prodotto. Noi lo pesiamo, lo misuriamo e poi lo fotografiamo da diverse angolazioni. Le immagini che ne ricaviamo vengono caricate sul sito di Immagino e costituiscono anche l’input per chi deve fare data entry: tutte le informazioni vengono infatti digitate a mano per replicare i dati presenti in etichetta. Un valore, quest’ultimo, di straordinaria importanza se si pensa che questo permette di disporre di tutte le informazioni in formato strutturato e quindi elaborabili anche da un computer.

Dopodiché queste informazioni, sia strutturate in termini di contenuti informativi che di immagini, finiscono su una piattaforma?
Sì, ma prima di essere rese disponibili agli utilizzatori devono essere validate dal produttore, un ulteriore controllo che si aggiunge ai nostri tre controlli di qualità e che contribuisce ad avere una qualità del processo molto elevata.

La piattaforma Immagino sembra però pensata più per il distributore che per il produttore. E’ così?
Sì, è utilizzata maggiormente dai retailer, tant’è vero che noi chiamiamo fornitore di dati il produttore e utilizzatore di dati il retailer. Ma è anche vero che ci sono diversi produttori che scaricano queste foto per utilizzarle al loro interno, per fini di marketing o di comunicazione, per progetti di space allocation, per la forza vendita.

La banca dati è di facile consultazione o richiede un qualche tipo di formazione?
E’ consigliabile un minimo di formazione. Ma è assolutamente user friendly.

Come vede il futuro di Immagino, andrete avanti a fare ciò che già state facendo, magari allargando la base degli aderenti, o avete già in mente delle implementazioni?
Stiamo ragionando su una serie di altre funzionalità da un po’ di tempo per vedere che uso fare di queste informazioni nei confronti di possibili utilizzatori, al di là del mero rapporto B2B industria-distribuzione. Stiamo per esempio lavorando sull’apertura a fornitori di applicazioni mobile, come “Edo” e “Calorie.it”, che forniscono informazioni al consumatore sugli alimenti. Informazioni che oggi raccolgono nella maniera più disparata, spesso non corrette non per mala fede ma per colpa di chi le inserisce – di cui non si sa nulla - e sulle quali non c’è controllo. Queste applicazioni troveranno beneficio dal fatto che potranno usufruire di informazioni sempre aggiornate e soprattutto di provenienza certificata.

Potrebbe essere ipotizzabile, in futuro, pensare a un sistema che rendesse obbligatorio l’uso di Immagino?
Direi di no. Ci auguriamo che l’adesione ad Immagino continui a crescere motivata dal riconoscimento della sua utilità per le aziende e per il sistema.


05 Luglio 2016
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