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Aggiornato al: 12 Dicembre 2018 16:00
Estero
Anche la Spagna sceglie l'etichetta a semaforo

Mentre le multinazionali arretrano sull’etichetta a semaforo, un altro Paese, la Spagna, annuncia la prossima adozione del Nutri-Score.

Il sistema, già utilizzato in Francia, in modo più severo e diverso in Gran Bretagna, e prossimamente in Belgio, prevede notoriamente 5 colori diversi e altrettante lettere, da ‘A’ a ‘E’, che segnalano, in una scala che sale gradualmente dal verde al rosso, il contenuto di nutrienti considerati ingrassanti e pericolosi per la buona salute quotidiana.

Nel mirino ci sono soprattutto zuccheri, grassi saturi e sale. Al contrario il ‘semaforo’ vira sul verde con il crescere della presenza di fibre, proteine e altri nutrienti giudicati in modo positivo.

Il Ministro della Salute, Maria Luisa Carcedo, ha spiegato che la misura, volontaria per i produttori, entrerà in vigore fra pochi mesi attraverso un regio decreto.

La scelta, secondo Carcedo, deriva dal fatto che gli altri sistemi di etichettatura esaminati e attualmente possibili non si sono rivelati idonei a convincere il consumatore ad adottare uno stile alimentare più sano, ma hanno anzi generato confusioni.

“Il Nutri-Score – ha detto il Ministro – permetterà ai cittadini di comparare facilmente prodotti similari e fare scelte consapevoli, in modo da alimentarsi in modo più idoneo”.

Non è tutto. Madrid sta anche riflettendo sull’opportunità di porre restrizioni alla distribuzione di cibi considerati a rischio nelle comunità, come ospedali e scuole, e sulla possibilità di introdurre una tassa sulle bevande che contengono zucchero, né più né meno come potrebbe avvenire in Italia, non tanto per motivi di benessere, ma per compensare i minori introiti legati al progetto di esenzione dall’Irap delle partite Iva fino a 100.000 euro.

Nel frattempo, come detto, Coca Cola, Nestlé, Mondelez, Unilever e PepsiCo, hanno preso le distanze dal semaforo alimentare, delle quali si erano fatte promotrici a partire da marzo 2017. Secondo Coldiretti “dopo un anno e mezzo di tentativi, anche con il coinvolgimento di scienziati e gruppi di consumatori, i 5 colossi del cibo sono stati costretti a gettare la spugna per le opposizioni a un sistema informativo incompleto e fuorviante”.

26 Novembre 2018
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