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Aggiornato al: 24 Settembre 2017 16:00
Normative
Arriva la tassa per lo smaltimento dell’olio extravergine d’oliva

Il mese di luglio rischia di essere bollente non solo per le temperature ma anche per le tasche degli olivicoltori italiani. In base alle disposizioni contenute nelle legge del 16 luglio 2016, numero 154, gli agricoltori inizieranno infatti a pagare il contributo per lo smaltimento a favore del Consorzio nazionale di raccolta e di trattamento oli e grassi vegetali ed animali esausti (CONOE).


Benché sia notoriamente un prodotto non suscettibile di generare un rifiuto, il contributo sarà applicato, a certe condizioni, anche all’olio extravergine d’oliva.
A denunciare l’ennesima stortura del sistema, ancora una volta ai danni dell’olivicoltura, è il Consorzio Nazionale degli Olivicoltori (CNO), consapevole dell'impatto economico e burocratico che ci sarà a carico dei produttori, ove non sopravvenga una soluzione di compromesso tale da correggere l'impostazione che è stata data.
"Ho inviato questa mattina una lettera al Ministro Martina ed ai presidenti della Commissione Agricoltura di Camera e Senato - ha affermato Gennaro Sicolo, Presidente del CNO -. Ho chiesto di approfondire la questione e di aprire un confronto dialettico, finalizzato ad evitare alla filiera olivicola nazionale un ulteriore aggravio in un momento nel quale le priorità sono altre: la modernizzazione e la competitività del settore, con la crescita quantitativa della produzione, e il miglioramento della produttività dopo ripetute annate di crisi dell'offerta".


La tassa di smaltimento degli oli e dei grassi vegetali ed animali è prevista dal decreto legislativo del 3 aprile 2006 numero 152 (Norme in materia ambientale), dalla legge 28 luglio 2016, numero 154 (Legge delega), dallo schema di funzionamento del contributo ambientale predisposto dal CONOE e dalla successiva procedura transitoria.
"Ci sono delle complicazioni a carico dei produttori di olio di oliva vergine ed extra vergine – ha sottolineato Sicolo -. Gli operatori olivicoli sono preoccupati perché intravedono un duplice rischio: l'aumento dei costi per le imprese e una maggiore conflittualità all'interno della filiera, con il rischio di indebolire ulteriormente la posizione degli olivicoltori, i quali devono fronteggiare operatori industriali e commerciali con un potere contrattale decisamente superiore".
"Abbiamo chiesto l'esonero generalizzato per le due categorie di olio di oliva, il vergine e l'extra vergine, e ci attendiamo una rapida reazione da parte delle istituzioni politiche”, ha concluso il presidente del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori.


25 Luglio 2017
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